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Obiettivo 5 Agenda 2030: parità di genere, cosa significa e come portarla nella vita (e nel lavoro)

Parità di genere, diritti, lavoro, scuola, violenza e opportunità: una guida semplice all’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, con esempi concreti e azioni realistiche per fare la differenza ogni giorno.

Obiettivo 5 Agenda 2030- parità di genere, cosa significa e come portarla nella vita (e nel lavoro) - easy4green

Se senti parlare di parità di genere e ti sembra un concetto enorme, quasi astratto, sei in buona compagnia. Il punto è che la parità non è solo un parolone: riguarda scelte quotidiane, opportunità concrete e anche il modo in cui funzionano scuole, aziende e comunità.

L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 nasce proprio per questo: raggiungere l’uguaglianza di genere e dare potere (empowerment) a donne e ragazze, eliminando discriminazioni e violenze e garantendo pari accesso a risorse, diritti e decisioni.

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Crediti: unirc

Cosa significa davvero parità di genere?

I falsi miti più comuni sulla parità

“Ormai la parità è raggiunta.”
I passi avanti sono stati veri: più consapevolezza, più attenzione, più strumenti. In molti contesti però il progresso non è uniforme: alcuni settori e ambienti sono molto più avanti, altri stanno ancora costruendo basi solide. Possiamo dirla così: siamo sulla strada giusta, e ora serve continuità.

“Parlare di parità significa fare favoritismi.”
In realtà l’obiettivo non è dare corsie preferenziali, ma rendere le opportunità più accessibili e i processi più equi. Quando si lavora su criteri chiari, trasparenza e strumenti di conciliazione, alla fine vince davvero il merito: perché si riducono le barriere “invisibili” che a volte rallentano qualcuno più di altri.

“È un tema solo per le donne.”
Assolutamente no, la parità riguarda tutti: impatta su famiglie, organizzazioni, economia, benessere e perfino su come affrontiamo sfide complesse (come transizione ecologica e innovazione). Una società più equa funziona meglio per tutti.

I pilastri portanti dell’Obiettivo 5

Il punto 5 non è un unico grande traguardo, ma una serie di aree su cui lavorare, che vanno dalla fine delle discriminazioni e della violenza fino alla partecipazione alle decisioni, al riconoscimento del lavoro di cura e all’accesso a risorse economiche e tecnologie.

Eliminare discriminazioni e disuguaglianze

Qui il punto è molto semplice: nessuna donna, ragazza o bambina deve essere svantaggiata o discriminata in quanto tale. Questo si applica nell’accesso alla scuola e all’istruzione, al lavoro, ai servizi pubblici, ai diritti e alle opportunità economiche.

Oggi molti contesti hanno già iniziato a muoversi in questa direzione con strumenti migliori e maggiore attenzione. La sfida però è continuare ad andare avanti, rendendo questi progressi stabili e diffusi.

Prevenire e contrastare la violenza di genere

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Cretidi: erika8213 su Envato

Questo è uno dei pilastri più urgenti dell’Obiettivo 5: eliminare ogni forma di violenza contro donne e bambine, nella sfera privata e pubblica, includendo violenza fisica e psicologica, molestie, controllo economico e anche violenza online.

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione su questi temi: più consapevolezza, più strumenti, più discussione pubblica. Il passo successivo, quello che rende l’impegno concreto, è lavorare su tre cose:

  1. prevenzione (educazione al rispetto, al consenso, alle relazioni sane),
  2. protezione (servizi accessibili e percorsi di supporto),
  3. responsabilità (procedure chiare e applicate, anche in scuole e luoghi di lavoro).

Pari opportunità nel lavoro e nelle decisioni

In questo caso l’obiettivo è garantire la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a ogni livello decisionale: politico, economico e pubblico. Non significa solo “esserci”, ma contare davvero: poter parlare, essere ascoltati e avere la possibilità concreta di influenzare le scelte.

Per arrivarci servono criteri trasparenti, percorsi di crescita chiari e accessibili, e la possibilità di entrare nei giri che fanno la differenza: ruoli decisionali, progetti strategici, formazione, reti professionali. La buona notizia è che in molti contesti qualcosa si è già mosso, con più attenzione a inclusione e meritocrazia. Il passo successivo è rendere questi progressi stabili: trasformare i buoni intenti in processi replicabili, così le opportunità non dipendono dalla fortuna o dalle dinamiche informali, ma da regole comprensibili per tutti.

Diritti, autonomia economica e accesso ai servizi

Quando una persona ha istruzione, accesso ai servizi e autonomia economica, ha anche più possibilità di scegliere e di costruire stabilità. È uno dei motivi per cui la parità è parte integrante della sostenibilità: senza giustizia sociale, la sostenibilità resta incompleta. Questo punto infatti è il motore che rende possibile tutto il resto. L’obiettivo 5 vuole includere:

  • accesso universale a salute sessuale e riproduttiva e diritti riproduttivi
  • riforme per garantire pari diritti di accesso alle risorse economiche (proprietà, terra, servizi finanziari, eredità)
  • valorizzazione del lavoro di cura e domestico non retribuito, attraverso servizi pubblici, infrastrutture e responsabilità condivise
  • uso delle tecnologie (in particolare ICT) per sostenere l’empowerment
  • politiche e leggi efficaci per promuovere l’uguaglianza a tutti i livelli

Perché è difficile raggiungere la parità di genere?

Se il quadro è chiaro, perché la parità è ancora lontana? Perché oggi il problema spesso non è “una regola scritta male”. È un insieme di abitudini, aspettative culturali e meccanismi organizzativi che sembrano normali… finché non li guardi da vicino.

Stereotipi e bias: come influenzano scelte e carriere

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Crediti: FabrikaPhoto su Envato

I bias cognitivi sono scorciatoie mentali che tutti abbiamo, perché fanno parte del modo in cui il cervello semplifica la realtà. Il problema è che influenzano fortemente i nostri comportamenti e le nostre scelte. Dire che un sesso è più “portato” dell’altro in una materia scolastica, associare la leadership alla mascolinità e tante altre cose che ci sembrano piccole, possono indirizzare le persone su un sentiero già scritto per loro. Anche inconsapevolmente.

Carico di cura e tempo: la disuguaglianza invisibile

Uno dei fattori più pesanti è la gestione del tempo: cura dei figli, degli anziani, casa, organizzazione familiare. Quando il carico è sbilanciato, lo sono anche le opportunità. Purtroppo, ancora oggi gran parte di questi carichi cadono sulle spalle delle donne, anche quando è meno visibile. Oggi nel mondo aziendale sempre più realtà stanno sperimentando flessibilità, welfare e modelli ibridi: è un segnale positivo. La sfida è fare in modo che queste misure non restino “teoriche”, ma diventino parte normale del lavoro.

Quando i numeri “sembrano ok” ma non lo sono

Molte imprese guardano un dato semplice (per esempio: “quante donne ci sono”) e pensano che basti per raggiungere la parità. Ma la fotografia davvero utile è un’altra: dove sono concentrate? In quali ruoli? Con quali contratti? Chi cresce più velocemente? Chi lascia l’azienda? Chi rientra dopo una maternità e con quali prospettive?
Il punto non è collezionare numeri: è capire dove intervenire.

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Crediti: dekddui1405 su Envato

Che cosa possiamo fare per migliorare?

La parità si costruisce un po’ alla volta, con scelte coerenti che diventano abitudini. La cosa bella è che spesso si parte da dettagli piccoli, ma ripetuti nel tempo fanno davvero la differenza.

Nella vita di tutti i giorni: parole, abitudini, ruoli

Il primo passo è guardare la routine per quello che è: chi si ricorda le scadenze? chi organizza, decide, prenota, controlla, tiene insieme i pezzi? Quella “logistica invisibile” pesa, anche se non si vede. A volte basta cambiare prospettiva (e linguaggio): non “ti do una mano”, ma “ce ne occupiamo insieme”. E vale in ogni contesto: anche nei gruppi, nelle associazioni, in classe, in un progetto. Spesso le cose meno visibili finiscono sempre alle stesse persone: prenderne atto è già un modo per riequilibrare.

Educazione e scuola: dove si formano le idee (e le possibilità)

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Crediti: YuriArcursPeopleimages su Envato

Tante differenze nascono presto, non perché qualcuno lo voglia, ma perché certi messaggi passano “senza accorgercene”: giochi divisi o aspettative diverse. Educare alla parità significa soprattutto aprire strade, lasciare libertà di interessi, proporre esempi e modelli diversi, insegnare rispetto dei confini, ascolto ed emozioni. Non è un tema “da grandi”, è un modo per far crescere persone più sicure e più libere di scegliere.

Online e comunità: come non far passare tutto per normale

Sul web certi commenti o battute rischiano di diventare “rumore di fondo”. Il problema è che, quando ci abituiamo, quella cosa sembra normale. Non serve litigare o fare crociate: spesso basta poco, ma fatto bene. Un confine chiaro (“questa battuta non è ok”), un supporto a chi subisce (anche solo con un messaggio), e la segnalazione dei contenuti più gravi. E se si gestisce uno spazio online, avere regole semplici e applicarle con coerenza non è rigidità: è cura della comunità.

In azienda: i cambiamenti che fanno davvero la differenza

Le aziende possono essere acceleratori di parità, perché influenzano tempo, reddito, crescita e cultura.

La buona notizia è che anche piccole organizzazioni possono fare molto, perché spesso basta strutturare meglio alcune fasi chiave.

  • Selezione e promozioni
    Colloqui più strutturati, criteri comparabili, griglie di valutazione: sono strumenti pratici che riducono l’“effetto impressione
  • Genitorialità e conciliazione
    Flessibilità e welfare sono efficaci quando sono “normali”, non eccezioni. Funzionano bene quando si lavora per risultati, quando riunioni e orari sono sostenibili e quando chi usa strumenti di conciliazione non viene penalizzato.
  • Leadership e rappresentanza
    Molto spesso il salto lo fa la visibilità: accesso a progetti strategici, occasioni di leadership, sponsorship. Qui programmi di mentoring, obiettivi chiari e criteri trasparenti possono accelerare i progressi in modo naturale.
  • Retribuzioni e crescita
    Guardare retribuzioni per ruoli comparabili, aumenti e promozioni nel tempo aiuta a capire dove intervenire.

L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 ci ricorda una cosa semplice: la parità di genere è una condizione che rende la società più giusta, più sicura e anche più capace di affrontare le sfide del futuro. La buona notizia è che i progressi ci sono già: se ne parla di più, ci sono più strumenti, più attenzione e più esempi positivi da cui prendere spunto.

Ora il passo successivo è trasformare questa consapevolezza in continuità. Che si tratti di famiglia, scuola, community online o mondo del lavoro, l’Obiettivo 5 si raggiunge così: con una cultura che include, con regole che funzionano e con piccole azioni quotidiane che, sommate, cambiano davvero le cose.


FAQ

Cosa prevede l’Obiettivo 5 in poche righe?
Punta a raggiungere la parità di genere eliminando discriminazioni e violenza, garantendo pari opportunità nel lavoro e nelle decisioni, e rafforzando diritti e autonomia economica.

Come si può migliorare la parità di genere sul lavoro?
Con processi più equi e misurabili: selezione strutturata, trasparenza su criteri di crescita, analisi retributiva, conciliazione reale e cultura che non penalizza chi ha carichi di cura.

Quali sono esempi di azioni positive per la parità?
Mentoring, formazione anti-bias, obiettivi di rappresentanza nei percorsi di crescita, misure di conciliazione, strumenti di tutela contro molestie e discriminazioni.

Come educare alla parità di genere (in famiglia e a scuola)?
Con esempi quotidiani (divisione dei ruoli), linguaggio rispettoso, modelli diversi, libertà di interessi senza stereotipi e attenzione a consenso, emozioni e confini (in modo adatto all’età).

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