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Quando si parla genericamente di sostenibilità aziendale, il problema è spesso lo stesso: tante iniziative, tanti messaggi, ma poche realtà in cui l’impatto entra davvero a livello di struttura del business. Il caso di Almo Nature è interessante proprio perché prova a spostare il discorso più in profondità. Non si parla solo del prodotto o del posizionamento del brand, ma anche del modo stesso in cui l’impresa è costruita.
Per capire meglio come funziona questo approccio, abbiamo intervistato Costanza Levera, Chief Communication Officer di Almo Nature e Fondazione Capellino. Quello che emerge è un modello che prova a tenere insieme impresa, biodiversità, governance e responsabilità in modo strutturale. Non come “in più”, ma come punto di partenza.
Chi è Almo Nature e perché va oltre il pet food

Almo Nature nasce nel settore del pet food, ma oggi sarebbe riduttivo leggerla solo come un brand di alimenti per cani e gatti: si tratta di una marca attivista. Il cibo resta il centro dell’attività economica, certo, ma viene presentato come il mezzo attraverso cui sostenere una missione più ampia.
La chiave per capire questo modello, che è stato chiamato Reintegration Economy, sta nel fatto che l’azienda è al 100% proprietà di un ente commerciale senza scopo di lucro, la Fondazione Capellino, con una missione ben precisa: la salvaguardia della biodiversità.
Questo significa che Almo Nature continua a essere un’impresa a tutti gli effetti, che opera sul mercato, cresce e compete, ma con una direzione diversa: la crescita non viene letta come un fine in sé, bensì come uno strumento.
“Facciamo profitto come qualunque altra impresa, ma è quello che facciamo con quel profitto a fare la differenza.”
Costanza Levera – Chief Communication Officer
È proprio qui che il legame tra impresa e missione diventa strutturale. La differenza, non sta semplicemente nell’avere una causa da sostenere, ma nel costruire il business attorno a quella causa. Ed è una scelta che incide su più livelli: sul racconto del brand, sulla governance e anche sul modo in cui l’azienda si relaziona con stakeholder, partner e filiera.
Come Almo Nature destina i profitti alla biodiversità
Ma quindi cosa comporta essere di proprietà di una fondazione?
Nel caso di Almo Nature, significa che il 100% dei profitti, al netto di tutto quanto occorre per assicurare la continuità aziendale, viene destinato a Fondazione Capellino, che lo utilizza esclusivamente per sostenere progetti dedicati alla biodiversità.
“La crescita di Almo Nature è funzionale a quello. Tutto è finalizzato allo scopo finale unico di Fondazione Capellino”.
Costanza Levera – Chief Communication Officer
Questo cambia il senso stesso dell’attività d’impresa. Non siamo davanti a un’azienda che prima genera utili e poi sceglie di sostenere qualche progetto sociale o ambientale. Qui il business nasce già con l’obiettivo di produrre risorse da rimettere in circolo a sostegno della biodiversità.
Reintegration Economy: che cos’è e come restituisce valore alla natura
La Reintegration Economy è il modello economico su cui Almo Nature ha costruito la propria impostazione.
L’idea di fondo è semplice: ogni attività produttiva, anche quando cerca di ridurre il proprio impatto, continua comunque a consumare risorse e a lasciare un segno sull’ambiente.

Per questo, secondo questo modello, non basta limitare il danno: bisogna anche trovare un modo per restituire valore alla natura.
È così che il tema ambientale smette di essere un impegno accessorio e diventa parte della logica con cui l’impresa interpreta il proprio ruolo.
“Non pensiamo che basti definirsi sostenibili. Per questo abbiamo scelto una strada diversa, non basata sull’acquisto di crediti, ma su una restituzione integrale e senza conflitti di interesse.”
Costanza Levera – Chief Communication Officer
Nel caso di Almo Nature, questa restituzione passa attraverso il sostegno a progetti e iniziative dedicati alla tutela della biodiversità. Fondazione Capellino lavora su più aree, tra cui restoring biodiversity, climate change, impact on biodiversity e Villa Fortuna.
Per il primo ambito, Restoring Biodiversity, il progetto di più recente avvio è “Yellowstone to Yukon”, iniziativa che lavora per ricostruire la connessione tra habitat naturali in un’area vastissima tra Stati Uniti e Canada. Uno dei problemi più gravi per la biodiversità, infatti, è la frammentazione degli ecosistemi: quando gli habitat vengono spezzati in aree isolate, molte specie fanno più fatica a spostarsi, riprodursi e sopravvivere. Ripristinare corridoi ecologici significa quindi proteggere la biodiversità in modo concreto e ridurre anche altri impatti negativi, dal bracconaggio alla maggiore vulnerabilità degli ecosistemi.
Con riguardo al climate change, invece, già dal 2023 Fondazione Capellino porta avanti un ambizioso progetto decennale in collaborazione con il Comune di Firenze e il CNR, che per la prima volta sperimenta concretamente sul campo innovative soluzioni nature-based per combattere gli effetti nocivi del cambiamento climatico, delle quali vengono via via misurati gli impatti affinché questo possa diventare un modello esportabile e replicabile anche in altre realtà urbane d’Europa.
Villa Fortuna, poi, la sede di Fondazione Capellino, a San Salvatore Monferrato, nel basso Piemonte, non è solo un luogo fisico da recuperare, ma un progetto che mette insieme rigenerazione del suolo, conservazione del patrimonio artistico e formazione delle future generazioni. Lì si recuperano campi agricoli un tempo votati all’agricoltura intensiva e si sperimenta la massima integrazione possibile della biodiversità nel sistema agricolo.

Un aspetto fondamentale è che i progetti sostenuti da Fondazione Capellino non nascono per durare pochi mesi, ma per andare avanti negli anni. Ed è anche questo uno dei vantaggi del modello di Almo Nature: non dovendo rispondere a investitori terzi in cerca di risultati veloci, si può lavorare con tempi più lunghi e con un approccio più solido. Questo permette di scegliere partner scientifici, come università e CNR, e di puntare su iniziative costruite su basi forti e capaci di produrre un impatto reale e progressivo nel corso degli anni.
“Noi scegliamo solo quello che siamo sicuri porterà un effetto, perché vogliamo un cambiamento reale.”
Costanza Levera – Chief Communication Officer
Dal principio alle azioni: come Companion for Life crea un attivismo concreto
Se la Reintegration Economy riguarda il modello economico complessivo, Companion for Life è il progetto di Almo Nature in quanto società Benefit, che riguarda il rapporto di responsabilità tra animali domestici e loro compagni umani. Qui il tema è assicurare il benessere e i diritti di cani e gatti in senso olistico.
Per fare questo, il progetto si articola su diversi livelli e iniziative.
Il bando Companion for Life
Il bando Companion for Life è uno degli strumenti con cui Almo Nature sostiene i progetti delle associazioni che ogni giorno si occupano del benessere di cani e gatti. Nel 2025, attraverso questa iniziativa, l’azienda ha contribuito a supportare 49 progetti in 7 Paesi europei.
Il punto interessante è che non si tratta solo di un contributo economico, ma di un meccanismo che mette in moto anche la partecipazione dei cittadini e la creazione di una community. In questo modo l’impatto non resta chiuso dentro l’azienda, ma passa anche dalla capacità di attivare altre realtà e accompagnarle nel tempo.
Love Food Bank, la risposta nelle emergenze
La Love Food Bank si concentra sul sostegno ad animali in situazioni di emergenza o difficoltà, attraverso la donazione di alimenti. È il lato più concreto e visibile di Companion for Life, ma non si tratta di un’iniziativa isolata, bensì di un tassello di un sistema più ampio.
“Cerchiamo di esserci quando c’è più bisogno, fornendo alimenti per cani e gatti.”
Costanza Levera – Chief Communication Officer

Tra tutti, Almo Nature è intervenuto (e continua ad intervenire) sul campo in Ucraina, a Niscemi e durante le alluvioni in Emilia Romagna, sostenendo associazioni locali e donando alimenti agli animali in difficoltà.
Così strutturato, Companion for Life mostra bene una cosa: l’attivismo, per Almo Nature, non coincide con una sola iniziativa, ma con un insieme di strumenti diversi che lavorano su emergenza, relazioni, sensibilizzazione e capacità di incidere nel tempo.
Il dialogo con le istituzioni europee

Almo Nature porta avanti un lavoro di confronto e comunicazione anche con il Parlamento europeo, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento delle norme sul benessere di cani e gatti e sulla loro tracciabilità. Lo scorso 19 giugno, infatti, è una data storica per i nostri compagni animali: il Parlamento ha votato a favore dell’adozione della prima legislazione europea a tutela dei cani e dei gatti.
Almo Nature è impegnata, nell’ambito del suo progetto Companion for Life, unica marca di prodotto, al fianco di tante associazioni europee di protezione animale, a Bruxelles e nei singoli Stati membri, per sostenere richieste più forti agli eurodeputati, ottenendo importanti emendamenti.
L’attivismo e la rete con le altre associazioni
L’attivismo di Almo Nature, infatti, non si regge solo su iniziative promosse direttamente dal brand, ma anche sulla capacità di fare rete con associazioni e partner attivi sul territorio.
È ciò che è successo con la campagna contro la riforma della legge sulla caccia, che in tre mesi ha portato 154.000 firme alla petizione lanciata da Almo Nature e Fondazione Capellino: ad inizio 2026 queste firme sono state portate in Parlamento, insieme a quelle raccolte dalle altre associazioni, al fine di fare pressione sui decisori per bloccare una riforma fortemente peggiorativa.

Oggi una parte importante dell’attivismo si concentra soprattutto in Italia, con l’obiettivo di espandersi sempre di più in tutta l’Unione Europea. A tal fine, sono state pubblicate le Linee Guida all’attivismo di Almo Nature e Fondazione Capellino, con cui si passa all’azione: un programma concreto, messo nero su bianco, con misure precise e una visione strategica che guarda al 2032 e oltre.
Vengono affrontate tre urgenze non più rimandabili e profondamente connesse tra loro: fauna selvatica e caccia, agricoltura e consumo di suolo.
“Tutto diventa quindi anche un fatto politico perché la politica è fatta di decisioni e spinte al cambiamento, cosa che noi facciamo con il nostro attivismo.”
Costanza Levera – Chief Communication Officer
Cosa ci insegna Almo Nature su governance, credibilità e accountability
Se guardiamo a tutti questi aspetti, Almo Nature diventa un caso molto interessante anche a livello aziendale e di business, non solo di attivismo. Perché il tema non è solo cosa fa il brand, ma come è costruito.
Quando l’impatto entra nella governance
Nel caso di Almo Nature, la missione non accompagna semplicemente il business: ne orienta la governance. Il fatto che l’azienda sia di proprietà di Fondazione Capellino e che i profitti vengano destinati ai suoi progetti fa sì che lo scopo non resti sullo sfondo, ma entri nel modo in cui l’impresa cresce, prende decisioni e definisce le proprie priorità.
“La crescita di Almo Nature è funzionale allo scopo finale della Fondazione.”
Costanza Levera – Chief Communication Officer
In questo senso, il fatturato non viene letto come un obiettivo autonomo o come uno strumento per generare ricchezza fine a sé stessa, ma come una leva per sostenere una finalità più ampia. Ed è proprio qui che il modello si distingue da quelli in cui l’impatto ambientale o sociale resta separato dalla struttura dell’impresa.
Cosa cambia per gli stakeholder?
Un modello così non incide solo sull’identità del brand, cambia anche il modo in cui l’azienda si relaziona con gli altri. Se la missione è parte della struttura del business, allora anche gli stakeholder smettono di essere interlocutori neutri e diventano parte di un sistema che deve reggersi su una certa coerenza.
“Lavorare con Almo Nature, lungo tutta la filiera, come clienti, dipendenti o fornitori, vuol dire far parte della reintegration economy community”
Costanza Levera – Chief Communication Officer
Questo si traduce in un criterio di selezione diverso. Il focus di una relazione non è il prezzo, la convenienza o la funzionalità del rapporto: è la possibilità di condividere un valore.
Come si costruisce coerenza anche senza una filiera integrata
Almo Nature non ha una filiera integrata in senso classico, perché non controlla direttamente tutte le fasi produttive. La sua forza sta piuttosto in una filiera d’acquisto costruita nel tempo, orientata a qualità, trasparenza e coerenza con la missione del brand.
L’azienda ha rapporti molto solidi e duraturi con i suoi fornitori e sceglie i partner non solo in base a criteri economici, ma anche alla condivisione di valori e alla capacità di garantire uno standard qualitativo ben preciso.
La qualità, del resto, è uno degli elementi che hanno segnato Almo Nature fin dall’inizio. L’azienda, nel 2000, ha creato un segmento di mercato totalmente nuovo, introducendo una filiera fatta di ingredienti originariamente destinati al consumo umano, che poi diventano pet food per motivi commerciali. Da qui nasce anche un’idea di prodotto molto riconoscibile, costruita su ingredienti selezionati, etichette corte e una qualità che vuole essere concreta e percepibile. Tanti follower sono arrivati nel segmento del pet food “naturale”, ma per Almo Nature la linea di punta e assolutamente distintiva ancora oggi è HFC, che significa Human Food Chain, per assicurare la tracciabilità integrale, nella massima trasparenza.
Il punto interessante è proprio questo: non serve per forza avere una filiera completamente integrata per lavorare sulla coerenza, perché la si può creare anche attraverso le scelte di acquisto, la continuità delle relazioni e un presidio forte della qualità.
Perché la credibilità non dipende solo dalla comunicazione
La credibilità dell’impresa non nasce solo da come viene raccontata, ma dal fatto che alla base c’è una scelta più profonda: cambiare il modo in cui si guarda all’impresa e al valore che produce. Prima ancora della governance o della struttura proprietaria, c’è un passaggio culturale e personale. È quello che Costanza collega all’idea di ecologia della mente: smettere di pensare all’azienda come uno strumento per accumulare per sé e iniziare a immaginarla come qualcosa che può lasciare valore anche ad altri, in modo condiviso.
“Non è un percorso facile, è individuale e interiore prima di tutto e non può essere imposto dall’esterno.”
Costanza Levera – Chief Communication Officer
Non basta adottare un linguaggio diverso o dichiarare una missione, serve scegliere una causa e dedicarsi ad essa fino in fondo. Da qui parte tutto il resto, dalla struttura dell’impresa fino al modo in cui chi ci lavora vive e interpreta quel modello. È un percorso che parte dall’imprenditore, ma che può coinvolgere tutta l’organizzazione, fino a tutte le persone che scelgono di aderire a quel modello anche nel quotidiano.
Comunicare il modello, la sfida più grande
Dalla chiacchierata con Costanza è emerso un aspetto molto importante: raccontare il modello di Almo Nature in modo chiaro e immediato non è semplice. La difficoltà sta soprattutto nel rendere accessibile un sistema così articolato senza impoverirlo, e così la comunicazione diventa una sfida centrale.
Per sua natura, la comunicazione ha bisogno di immediatezza e semplicità, ma un modello come questo non si lascia comprimere facilmente in una formula rapida o in uno slogan. Il rischio è di semplificare troppo e perdere il significato più profondo.
“Purtroppo non abbiamo sempre il tempo per fare una chiacchierata come questa, e far comprendere l’essenza di ciò che portiamo avanti è veramente difficile.”
Costanza Levera – Chief Communication Officer
In questa ricerca di sintesi si inserisce il simbolo della ciotola, che unisce Almo Nature e Fondazione Capellino. Non è solo un elemento grafico legato al mondo pet, ma un’immagine che aiuta a tradurre visivamente un’idea più complessa: il gesto quotidiano di nutrire il proprio animale si collega a una visione più ampia, che comprende anche la biodiversità e i progetti sostenuti dalla Fondazione. La ciotola diventa così anche un simbolo di appartenenza, come un’arca di Noè su cui tutti possono salire a bordo.
“Il simbolo della ciotola ha permesso di far capire con una sola immagine che quando nutri il tuo animale con Almo Nature, nutri l’intera natura”
Costanza Levera – Chief Communication Officer
Nonostante la difficoltà, la comunicazione per Almo Nature è un aspetto fondamentale per poter creare la propria community.
Portare a bordo della Reintegration Economy più persone possibile è essenziale, perché un progetto di questo tipo ha bisogno di essere compreso, condiviso e sostenuto nel tempo. La comunicazione, quindi, non serve solo a spiegare il modello, ma anche a far capire perché è importante e perché non può andare avanti da solo. Ha il compito di coinvolgere persone e stakeholder in una visione comune, facendo percepire che il cambiamento che Almo Nature e Fondazione Capellino vogliono portare avanti ha bisogno di una partecipazione più ampia.
In fondo, il caso Almo Nature non offre una formula pronta da copiare, ma una domanda molto concreta da portarsi dietro: quanto l’impatto è davvero dentro il business?
Almo Nature e Fondazione Capellino mostrano che sostenibilità, governance, filiera e comunicazione possono smettere di essere pezzi separati e provare a camminare nella stessa direzione. Non è un percorso semplice né immediato, ma ricorda alle imprese che costruire un modello coerente e sostenibile significa ripensare, alla radice, il modo in cui si genera e si restituisce valore.