Indice
Il Regolamento Ecodesign (UE 2024/1781) pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea a giugno 2024, rappresenta un passaggio importante per l’implementazione dell’Economia Circolare a livello UE.
La normativa, che si configura come una delle principali politiche dell’Unione Europea nell’ambito del Green Deal, sostituisce la precedente Direttiva sulla progettazione ecocompatibile 2009/125/CE e rappresenta l’impegno della Commissione Europea nel definire requisiti condivisi di ecodesign.
Rispetto al quadro precedente, che si applicava solo ai prodotti che consumano energia, l’ESPR estende l’ambito di applicazione a quasi tutti i beni fisici immessi sul mercato europeo, includendo categorie come tessili, mobili ed elettronica.
A cosa serve il Regolamento ESPR?
In sostanza, l’ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) serve a introdurre requisiti armonizzati e regole comuni in tutta l’Unione europea per rendere i prodotti più sostenibili e facili da confrontare. Lo scopo, assieme al Regolamento Quadro sull’Etichettatura Energetica (ELFR – energy Labelling Framework Regulation | Reg. UE 2017/1369), è di facilitare e orientare le scelte dei consumatori verso prodotti che “valgono di più” nel tempo, grazie a trasparenza e tracciabilità.
Il regolamento ESPR punta a ridurre l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.
In pratica questo significa progettare e immettere sul mercato prodotti pensati per essere più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili.
Obiettivi del Regolamento
Gli obiettivi del regolamento ecodesign sono concreti e toccano sia il modo in cui i prodotti vengono progettati, sia quello in cui vengono comunicati e gestiti sul mercato. In sintesi, il regolamento punta a:
- ridurre i rifiuti e promuovere l’economia circolare, favorendo lo sviluppo di soluzioni e prodotti ecocompatibili, con beni riparabili, riciclabili, durevoli ed efficienti
- favorire l’innovazione sostenibile, incentivando i produttori a sviluppare nuove soluzioni e materiali a minore impatto
- rafforzare la competitività del mercato, perché investire in innovazione sostenibile ed ecodesign può diventare un vantaggio competitivo, in risposta a richieste sempre più chiare da parte del mercato
- ridurre l’impronta di carbonio, migliorando l’efficienza dei prodotti e riducendo gli impatti lungo il ciclo di vita
- semplificare la vita dei consumatori, rendendo più accessibili le informazioni tramite strumenti come l’etichettatura energetica e il futuro DPP (Digital Product Passport)
Perché è importante (per persone e mercato)
Scegliere di adottare un regolamento per la progettazione ecocompatibile è un passaggio importante non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale.
Nel tempo, le politiche europee di ecodesign hanno già mostrato effetti concreti. Per esempio, dall’introduzione del vecchio quadro normativo del 2009 che era dedicato ai prodotti “energivori” si stimano risparmi di 120 miliardi di euro di spesa energetica e una riduzione del 10% del consumo annuo di energia per i prodotti interessati.
La spinta però non arriva solo “dall’alto”. Sempre più consumatori sono interessati a compiere acquisti sostenibili. Secondo il Sondaggio Sostenibilità 2025 di Blue Yonder, azienda leader per la trasformazione della supply chain digitale, il 78% dei consumatori dichiara di considerare la sostenibilità un criterio importante quando acquistano.
In altre parole, la Direttiva risponde a due esigenze contemporanee:
- ridurre gli impatti, e aumentare efficienza e circolarità dei prodotti
- rendere più trasparente la sostenibilità, perché diventi confrontabile e verificabile
Quali sono i requisiti chiave?
Il Regolamento ESPR introduce una serie di requisiti di sostenibilità ambientale per costruire una base comune europea. La parte importante da ricordare è questa: trattandosi di un regolamento “quadro”, i requisiti dettagliati saranno definiti tramite atti delegati che potranno essere orizzontali (applicabili a più gruppi di prodotti) oppure specifici (applicabili a una singola categoria). Tuttavia, possiamo identificare tre elementi chiave:
- introduzione di requisiti di progettazione ecocompatibile
In pratica, i prodotti dovranno essere progettati per essere più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili, con l’obiettivo di ridurre al minimo sprechi di risorse - introduzione di un Passaporto Digitale del Prodotto (DPP – Digital Product Passport)
Il regolamento introduce il DPP che raccoglierà informazioni essenziali su ogni prodotto e sarà accessibile ai consumatori - disposizioni sulla distribuzione di merci invendute
Per ridurre la produzione di rifiuti e scoraggiare la sovrapproduzione, l’ESPR prevede misure sugli invenduti. Le aziende dovranno pubblicare sul proprio sito web informazioni sulla destinazione dei prodotti invenduti ed eventuali alternative sostenibili adottate
Inoltre, dal 19 luglio 2026 sarà vietata la distribuzione di tessili e calzature invenduti, con la possibilità che la Commissione estenda in futuro il divieto ad altre categorie.

Focus DPP: come lo vedrà il consumatore e come sarà “fisicamente”
Il Passaporto Digitale è uno degli strumenti cardine nell’applicazione del Regolamento. In pratica, fornisce informazioni digitali sulla sostenibilità ambientale del prodotto, promuovendone la circolarità. Da un lato aiuta i consumatori a compiere scelte consapevoli, dall’altro supporta le autorità pubbliche a effettuare meglio i controlli.
Il passaporto introduce per ogni bene immesso un’identità digitale univoca, collegata fisicamente al prodotto (ad esempio tramite QR code sull’etichetta). L’obiettivo è di raccogliere in un unico spazio informazioni strutturate su tre aree principali:
- origine e composizione materie prime: ad esempio provenienza geografica dei materiali, componenti critiche, percentuale di contenuto riciclato
- processi produttivi e supply chain: rendendo tracciabili le informazioni relative ai processi industriali e agli attori coinvolti lungo la filiera
- riparabilità, riutilizzo e fine vita: indicazioni legate alla fase d’uso e post-uso, come disponibilità di parti di ricambio, istruzioni per smontaggio e informazioni su riciclo o recupero
Come funziona il Regolamento ESPR?
L’ESPR è un regolamento quadro: definisce il “perimetro” e i principi generali, ma le regole operative arrivano soprattutto tramite atti delegati dedicati alle singole categorie di prodotto (o a gruppi di prodotti simili). È qui che vengono fissati i requisiti concreti di ecodesign e, di conseguenza, gli obblighi effettivi per le aziende.
Per capire cosa succederà nei prossimi anni, il riferimento più utile è il Piano di lavoro 2025–2030: è la “mappa” che indica su quali prodotti l’UE intende intervenire prima e con quali tempistiche.
Tempistiche di entrata in vigore del Regolamento ESPR
Il Regolamento Ecodesign è entrato in vigore il 18 luglio 2024. Da quel momento, la cornice normativa è attiva, ma l’applicazione dei requisiti specifici avviene in modo graduale, categoria per categoria, in base agli atti delegati che verranno adottati nel tempo.

Piano operativo 2025-2030
Con la Comunicazione del 16 aprile 2025, la Commissione europea ha adottato il primo Piano di lavoro Ecodesign 2025–2030. In pratica, è un documento che indica le priorità: quali categorie di prodotto saranno affrontate prima e in che arco temporale, insieme alle tempistiche previste per gli atti che definiranno i requisiti di ecodesign.
Nel Piano sono indicati, come prioritari, alcuni prodotti finali e intermedi (con l’anno di riferimento per l’adozione delle misure/atti):
- Ferro e acciaio (intermedi) – 2026
- Alluminio (intermedi) – 2027
- Tessili e abbigliamento – 2027
- Pneumatici – 2027
- Mobili e arredamento – 2028
- Materassi – 2029
Oltre a questo, il Piano prevede anche atti “orizzontali”, cioè requisiti che possono valere trasversalmente per più categorie (ad esempio sul tema riparabilità e, più avanti, su contenuto riciclato/riciclabilità per alcune apparecchiature).
Infine, il Piano chiarisce che alcune categorie non sono incluse “subito” e potranno essere rivalutate nei prossimi aggiornamenti.
Il piano operativo riguarda anche i prodotti connessi con l’energia (Energy-Related Products) come elettrodomestici, caldaie, ecc. Questi erano già regolamentati dalla precedente Direttiva e inclusi nel Piano 2022-2024. Si tratta di 35 prodotti totali, per 19 dei quali è previsto un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2026 (resteranno soggetti alla vecchia Direttiva). Gli altri 16, invece, verranno inclusi nel piano ESPR.
Quali sono le aziende coinvolte e i settori di applicazione
Il Regolamento Ecodesign si rivolge a tutte le aziende che immettono prodotti sul mercato dell’Unione Europea, indipendentemente dal Paese di origine.
Abbiamo visto i prodotti prioritari che saranno regolamentati per primi, ma l’ESPR avrà un impatto su una vasta gamma di settori:
- Elettrodomestici e apparecchiature elettroniche
- Industria ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione)
- Industria manifatturiera e macchinari industriali
- Automotive e trasporti
- Industria del packaging
- Settore tessile e calzature
- Mobili e arredamento
- Prodotti chimici e materiali da costruzione
- Prodotti venduti online
Ecodesign e appalti pubblici
I criteri del Regolamento Ecodesign si applicheranno anche agli appalti pubblici, per promuovere il cosiddetto Green Public Procurement. L’idea è spingere la Pubblica Amministrazione ad acquistare prodotti che rispettano i nuovi standard ecocompatibili, aiutando il mercato a consolidarsi e rendendo la sostenibilità un criterio sempre più “di sistema”.
Settori esclusi dal Regolamento ESPR
Alcune categorie di prodotto sono escluse dall’ambito di applicazione, tra cui: alimenti e mangimi per animali, medicinali e prodotti veterinari, piante/animali/microrganismi vivi, prodotti di origine umana e vegetale, veicoli già regolamentati da normative specifiche.
Vigilanza e sanzioni: cosa rischia chi non si adegua
Essendo un regolamento, l’ESPR si applica direttamente negli Stati membri. Saranno poi i singoli Paesi a occuparsi di farlo rispettare e di definire le sanzioni in caso di violazione. Tra queste potranno essere incluse multe salate ed esclusione da appalti pubblici.
I vantaggi per imprese e mercati
Il regolamento ESPR non rappresenta soltanto un obbligo normativo, in quanto può diventare un vantaggio competitivo per le imprese. Investire in ecodesign significa progettare prodotti migliori e, allo stesso tempo, rafforzare la posizione sul mercato. Le aziende che investono in ecodesign possono:

- differenziarsi sul mercato, rispondendo alla crescente domanda di prodotti sostenibili
- ridurre i costi operativi, grazie a processi produttivi più efficienti e a minori sprechi
- stimolare l’innovazione, ripensando prodotti, materiali e modelli di business in chiave più circolare
- operare più facilmente nel mercato unico, grazie a requisiti armonizzati a livello europeo
Come possono prepararsi le imprese?
L’ESPR è il braccio operativo del Green Deal europeo per rendere l’economia circolare una regola di mercato, non solo una buona pratica.
Per molte aziende il Regolamento Ecodesign rappresenta un cambiamento che arriverà per fasi, man mano che verranno definiti i requisiti per le diverse categorie di prodotto. Prepararsi in anticipo significa soprattutto capire dove si è più esposti (prodotti, filiere, canali di vendita) e iniziare a organizzare informazioni e processi che diventeranno sempre più centrali, come quelli legati a tracciabilità e dati di prodotto.
Nel concreto, per arrivare pronti quando entreranno in gioco gli atti delegati, può essere utile:
- rafforzare la raccolta e la qualità dei dati legati a materiali, componenti e supply chain
- integrare l’ecodesign nello sviluppo del prodotto e ragionare su durabilità e riparabilità
- monitorare Working Plan e gli atti delegati relativi al proprio settore
- prepararsi al Digital Product Passport
Con l’ESPR l’economia circolare diventa un vantaggio competitivo
L’ESPR non è solo un nuovo regolamento europeo: è un segnale chiaro di come sta cambiando il mercato. L’economia circolare smette di essere un “plus” da comunicare e diventa sempre più un fattore che incide su progettazione, filiera e credibilità dei prodotti.
Non basta più semplicemente adeguarsi, ma è necessario cogliere l’occasione per progettare meglio: durabilità, riparabilità e trasparenza diventano elementi sempre più concreti, perché aiutano a ridurre sprechi e a rispondere a aspettative che crescono, sia da parte delle persone sia lungo tutta la catena del valore.
FAQ
1) Cos’è il Regolamento Ecodesign in parole semplici?
È un Regolamento UE che punta a far diventare “standard” prodotti più durevoli, riparabili e trasparenti. Lo fa con requisiti di ecodesign e con il passaporto digitale del prodotto.
2) Il Regolamento Ecodesign è già in vigore?
Sì: è entrato in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta UE (estate 2024). Però le regole operative per i singoli prodotti arriveranno soprattutto con gli atti delegati.
3) A chi si applica l’ESPR?
In modo molto ampio: riguarda il mercato UE (anche componenti e prodotti intermedi), con alcune esclusioni esplicite.
4) Cos’è il Digital Product Passport (DPP) e come lo vedrà il consumatore?
È un set di dati digitali sul prodotto accessibile tramite un “supporto dati” (es. QR o codice 2D). L’idea è che le informazioni siano facili da trovare e consultare, anche online.
5) Cosa rischia un’azienda che non si adegua?
Le sanzioni saranno definite dagli Stati membri, ma possono includere multe e anche esclusione temporanea da procedure di appalto pubblico.