martedì , 28 Maggio 2024
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Reti di Speranza: La Battaglia dei Pescatori di San Benedetto Contro l’Inquinamento del Mare Adriatico

I pescatori di San Benedetto del Tronto abbracciano un'innovativa missione ambientale per liberare il mare dalla plastica, guadagnandosi l'elogio del Papa e superando sfide burocratiche in nome della sostenibilità.

La Battaglia dei Pescatori di San Benedetto Contro lInquinamento del Mare Adriatico easy4green - easy4green
I pescatori di San Benedetto del Tronto

A Pesca di Plastica: il progetto rivoluzionario che si presenta come un faro di speranza in un mondo in cui l’inquinamento marino minaccia gli ecosistemi oceanici. Il peschereccio Franco Giacoponi al largo di San Benedetto del Tronto non si dedica solo alla pesca, ma pulisce il mare, così da essere una risposta alla crescente minaccia che incombe sull’ecosistema marino.

inquinamento mare adriatico, ecco i pescatori di san benedetto | easy4green
Crediti: A Pesca di Plastica | facebook

Anche il pescatore Pietro Ricci, del peschereccio Rapepè, scarica ogni giorno pescato e rifiuti al porto. Nonostante i progressi nel ridurre la plastica in mare, continua a imbarcarne. Per di più, nonostante l’impatto minimo delle loro attività, i pescatori vengono ancora erroneamente dipinti come dei distruttori.

Sulle nostre rotte, grazie al lavoro fatto, raccogliamo sempre meno plastica – dice – ma continuiamo a portare a terra i rifiuti. Per noi la salvaguardia del nostro lavoro passa anche da questo impegno, lo facevamo anche prima ma adesso sappiamo di poter smaltire con facilità: prima quando provavamo a scaricare quel che avevamo raccolto in mare ci dicevano che erano rifiuti fatti da noi.

Le maggiori cause di inquinamento del Mare Adriatico

Secondo un rapporto dell’Unep, ogni giorno finiscono nel Mar Mediterraneo 730 tonnellate di rifiuti, di cui il 95% è composto da plastica. Una volta in mare, la plastica si degrada in microplastiche che penetrano nelle catene alimentari, minacciando gli ecosistemi marini.

La crescente produzione di plastica riflette la sua onnipresenza e versatilità in numerosi settori industriali. Questo materiale, grazie alla sua praticità, si ritrova in una varietà di prodotti di uso quotidiano, come le buste per la spesa, progettate per offrire comodità immediata. Tuttavia, la durata della plastica nell’ambiente può estendersi per centinaia di anni, evidenziando la necessità di considerare pratiche di smaltimento e riciclo efficaci.

1. Reti da pesca

Molti rifiuti spesso trovati in mare sono riconducibili agli attrezzi da pesca. Spesso persi durante tempeste o a causa di errori dei pescatori, se dispersi in mare contribuiscono gravemente all’inquinamento marino. Ribattezzati “attrezzi fantasma”, questi strumenti continuano a pescare, catturando vita marina che diventa esca per altri animali. La loro decomposizione rilascia inoltre delle tossine che danneggiano ulteriormente l’ecosistema.

2. Cassette in polistirolo per pesce: la battaglia di don Giuseppe Giudici

Don Giuseppe Giudici, cappellano del porto di San Benedetto da nove anni, ha condiviso apertamente il suo desiderio di un porto più sostenibile. In particolare, vorrebbe vietare l’uso delle cassette in polistirolo per il pesce.

inquinamento mare, vaschette in polistirolo | easy4green
Crediti: CHUTTERSNAP | Unsplash

La fragilità delle cassette le porta a rompersi facilmente e a disperdersi con il vento in mare, nonostante gli sforzi dei pescatori nel prevenire il loro finire in acqua. Don Peppe rivela di aver spesso raccolto tali cassette durante le sue navigazioni in mare, rendendo tangibile la necessità di un cambiamento in questa pratica dannosa.

Vi sono già iniziative in corso in Italia per sostituirle con materiali naturali, come ad esempio la Posidonia oceanica, pianta acquatica del Mar Mediterraneo. In Toscana, si sta cercando di ridurre la quantità di Posidonia accumulata sulle spiagge e contemporaneamente produrre un materiale innovativo non inquinante come soluzione alternativa al polistirolo. Il risultato è un materiale composito biodegradabile a contatto con il mare, utilizzato per la produzione di cassette per il trasporto degli alimenti o anche in ambito cosmetico.

3. Bottiglie, sacchetti e packaging

Infine, parliamo delle plastiche monouso. Oggi, rappresentano il tipo di plastica più diffuso. Questi oggetti sono una significativa fonte di rifiuti: il 35% viene bruciato negli inceneritori, il 31% smaltito in discarica e il 19% abbandonato nell’ambiente, causando inquinamento di suolo e mari.

Con il tempo, se abbandonata in mare, la plastica si frammenta in microplastiche dannose per la capacità dei mari di assorbire CO2, oltre che per la vita marina. L’uso eccessivo della plastica monouso è aumentato negli ultimi 30 anni, trainato da innovazioni nelle bottiglie, sacchetti e packaging di prodotti.

inquinamento mare adriatico | easy4green
Crediti: Clean Sea Life | Facebook

Questi fattori, insieme, contribuiscono a una situazione critica e richiedono urgenti azioni per affrontare la crisi delle plastiche monouso e mitigare il loro impatto sull’ambiente e sulle emissioni di gas serra entro il 2050.

4. I dati del 2023

Grazie all’impegno dei volontari di Legambiente è stata effettuata l’indagine “Beach Litter”. Diverse associazioni, tra cui Legambiente, hanno contribuito a comunicare i dati raccolti per creare uno dei più ampi database europei sui rifiuti spiaggiati.

La fotografia scattata quest’anno sulle spiagge italiane rappresenta un indecoroso deposito per rifiuti. La plastica costituisce il 72,5% del totale, confermandosi come il materiale più rinvenuto. A seguire poi sono stati rinvenuti mozziconi di sigaretta, frammenti di polistirolo, bottiglie e contenitori per bevande, pezzi di bottiglie di vetro e materiali da costruzione.

Per quanto concerne la plastica in particolare, il 46% è rappresentato da oggi monouso, il 15% da bottiglie e il restante da reti da pesca in plastica.

Raccolta dei rifiuti di plastica nel Mare Adriatico: il caso dei pescatori di San Benedetto del Tronto

San Benedetto del Tronto
San Benedetto del Tronto

I pescatori della città marittima marchigiana da tempo ormai hanno iniziato a portare sulla terraferma i rifiuti intrappolati nelle reti da pesca a terra, avviandoli poi al riciclo o allo smaltimento. Da qui è nato il progetto “A Pesca di Plastica”, un’azione congiunta tra pescatori, Capitaneria di Porto, Comune di San Benedetto, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, PicenAmbiente, Garbage Service e MedSharks. 

Il progetto prende ispirazione dalla pratica Fishing for Litter, svolta nei Paesi Bassi, gestita dall’organizzazione KIMO, Kommunernes International Miljøorganisation (Organizzazione ambientale internazionale degli enti locali). Questa incentiva lo smaltimento a terra dei rifiuti marini portati a bordo accidentalmente dalle imbarcazioni, tramite l’utilizzo di grandi sacchi per raccogliere i detriti, forniti dall’associazione. I sacchi poi vengono raccolti gratuitamente e i rifiuti riciclati o smaltiti a terra.

inquinamento mare adriatico, ecco i pescatori di san benedetto | easy4green
Pescatori coinvolti nella rimozione di rifiuti dall’ambiente marino nel contesto dell’iniziativa A Pesca di Plastica
Crediti: A Pesca di Plastica | Facebook

Nel 2004, il progetto si è esteso all’UE ed è diventato internazionale. Il programma, tuttavia, opera in modo indipendente in ogni Paese partecipante. Oggi KIMO include oltre 80 comuni membri in otto paesi e rappresenta più di sei milioni di cittadini in Europa.

Il progetto nasce nel 2018. Il 15 giugno di quell’anno, il progetto europeo Clean Sea Life ha organizzato nella città marchigiana la giornata “A pesca di rifiuti”. L’iniziativa aveva l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla presenza e quantità dei rifiuti sui fondali, nonché sviluppare un sistema per la loro gestione. Questa giornata fu ripetuta anche in altre città portuali, come Porto Torres e Rimini.

Nel 2019 Clean Sea Life è stato premiato dalla Commissione Europea come miglior progetto ambientale. Da quel momento l’iniziativa non si è fermata, ma si è ripetuta gli anni successivi, soprattutto grazie ai risultati ottenuti nei mesi di lavoro.

inquinamento mare adriatico, ecco i pescatori di san benedetto | easy4green
Pescatori coinvolti nella rimozione di rifiuti dall’ambiente marino nel contesto dell’iniziativa A Pesca di Plastica
Crediti: A Pesca di Plastica | Facebook

Questo loro gesto sostenibile si è diffuso al punto tale da aver attirato l’attenzione del Papa. Durante l’Angelus del 9 luglio, Papa Francesco ha riconosciuto il loro impegno, non solo come gesto di pulizia, ma anche come esempio radicato nella coscienza della comunità.

È diventato un modo di dire – racconta Don Peppe, il parroco 45enne di Acquaviva Picena – a San Benedetto del Tronto se ti vedono buttare qualcosa per terra ti dicono ‘Ma come, i pescatori raccolgono addirittura l’immondizia dal mare e tu butti così?‘”.

Un alleato prezioso: le tartarughe marine ci informano sulla salute delle acque

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna ha cercato di dimostrare l’urgente necessità di ridurre la presenza di rifiuti plastici nei mari, analizzando 45 tartarughe marine che si trovavano presso l’Ospedale della Fondazione Cetacea di Riccione. In tutti i 45 casi è stata individuata la diffusa presenza di detriti plastici nella loro catena alimentare. La concentrazione di microplastiche nell’intestino terminale delle tartarughe le rende particolarmente vulnerabili, con il rischio di danni ai tessuti intestinali, influenze negative sul microbiota e impatti diretti sul sistema immunitario.

Lo studio è frutto della collaborazione tra la Fondazione Cetacea e l’Università di Bologna. La Fondazione Cetacea Onlus si impegna nella tutela dell’ecosistema marino, in particolare dell’Adriatico, attraverso attività di divulgazione, educazione e conservazione. Gestisce il Centro di Recupero Cura e Riabilitazione delle Tartarughe Marine (CRTM), dove vengono curate e rilasciate numerose tartarughe marine ogni anno. Ecco perché è fondamentale sostenere la ricerca condotta da associazioni come questa, poiché contribuiscono alla tutela dell’ecosistema marino.

Oltre che vittime dell’inquinamento plastico nel mar Adriatico, le tartarughe marine Caretta Caretta, fungono da sentinelle che dimostrano la pervasività dell’inquinamento plastico nell’ecosistema del mar Adriatico. Il monitoraggio della loro salute fornisce allo stesso tempo informazioni cruciali sul livello di inquinamento dei mari, consentendo interventi mirati per la pulizia. Inizio modulo

inquinamento mare adriatico | easy4green
Crediti: Jeremy Bishop | Unsplash

Il Riciclo dei rifiuti provenienti dal mare

Il processo di riciclaggio della plastica si divide in diversi passaggi, si parte dalla raccolta fino al riuso.

Innanzitutto è prevista la separazione della plastica per dimensione e per tipologie, preparando così i rifiuti alle fasi del riciclaggio, operata da parte di macchinari. Una volta selezionati, i rifiuti vengono inviati agli impianti di trasformazione, dove vengono ulteriormente suddivisi in base alla tipologia di prodotto, come tappi con tappi e bottiglie con bottiglie.

Successivamente, la plastica viene lavata per rimuovere residui di sporco e altri contaminanti. Dopo il lavaggio, i rifiuti plastici vengono triturati per ottenere fiocchi di plastica. Questi fiocchi vengono separati per colore, riscaldati, raffreddati e tagliati in pezzettini. Il risultato finale è una grande quantità di pellet pronta per essere utilizzata nella produzione di nuova plastica.

inquinamento mare adriatico, smaltimento dei rifiuti | easy4green
Smaltimento dei rifiuti

Il riciclo della plastica è cruciale per la difesa dell’ambiente e non solo, anche per la nostra salute!

Inoltre, il riciclo consente il risparmio di risorse e materie prime non rinnovabili, come il petrolio. La produzione di plastica è ambientalmente costosa, perché richiede grandi quantità di petrolio, acqua ed energia. Riciclare diventa quindi cruciale per limitare l’esaurimento di risorse preziose.

Il riciclo riduce le emissioni di CO2, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico e il riscaldamento globale.

Successivamente, il riciclo della plastica crea una filiera virtuosa che genera valore e occupazione. Incentivare il riciclo può portare a modelli di sviluppo positivi, creando posti di lavoro nel settore e alimentando industrie che utilizzano plastica riciclata.

Infine, il riciclo contribuisce anche a limitare il riempimento delle discariche, riducendo il potenziale inquinamento.

Scegliere il riciclo della plastica è, quindi, una scelta che non solo beneficia l’ambiente e la salute, ma contribuisce anche a creare un’economia sostenibile e a generare occupazione.

La plastica riciclata può essere riutilizzata in moltissimi modi. Gli usi sono molteplici, dalle scarpe alle coperte, passando per componenti degli scooter, utensili, sedie, vasi e occhiali. Insomma, buona parte di quello che ci circonda potrebbe essere rimpiazzato da materiali riciclati!

Diverse aziende della moda, come Adidas, collaborano con Parley for the Oceans per creare prodotti utilizzando Parley Ocean Plastic, materiale ottenuto da scarti spiaggiati.

inquinamento mare adriatico, Adidas x Parley | easy4green
Adidas UltraBOOST Parley
Crediti: Sito web Parley

Questi brand stanno rivoluzionando l’industria utilizzando materiali riciclati per abbigliamento sportivo e costumi da bagno, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale. Alcuni designer di prêt-à-porter stanno sperimentando con materiali riciclati dalla plastica, come Stella McCartney, che utilizza fibre di nylon riciclato e materiali alternativi al PVC.

Alcune marche stanno anche adottando pratiche sostenibili nelle spedizioni, come l’uso di sacchetti biodegradabili. Questa tendenza indica una crescente consapevolezza dell’industria della moda riguardo alla necessità di ridurre i rifiuti in plastica e adottare pratiche più sostenibili.

La legge “Salvamare”: una vittoria contro l’inquinamento marino in ItaIia

Il progetto ‘A Pesca di Plastica’ ha attirato notevole interesse pubblico. Paola Deiana, autrice della legge Salvamare, ha visitato San Benedetto del Tronto per raccogliere idee e suggerimenti che hanno contribuito alla stesura di una nuova normativa.

Nel 2022, la legge Salvamare è stata approvata, segnando un importante progresso nella regolamentazione del trasporto dei rifiuti raccolti dai pescatori con le loro reti. Questa legge, adottata sia dalla Camera dei Deputati che dal Senato, ha rappresentato una svolta significativa per la protezione del mare. Grazie a questa normativa, i pescatori possono ora ottenere un certificato ambientale che li autorizza al trasporto legale dei rifiuti, evitando così accuse di trasporto illecito.

Inoltre, la legge introduce incentivi per i pescherecci che partecipano alla raccolta dei rifiuti. Questi pescherecci ricevono un riconoscimento ufficiale per il loro impegno nella tutela dell’ambiente.

In Italia, questa pratica ha incontrato diversi ostacoli burocratici prima dell’approvazione della legge Salvamare. Il rifiuto portato a riva dai pescatori era classificato dalla legge italiana come “rifiuto speciale”, essendo difficilmente riciclabile. In questo modo, il pescatore che pensava di fare una buona azione, veniva invece identificato come un produttore di rifiuti.

Un vero e proprio paradosso, perché i pescatori in questo modo erano costretti a rigettare i rifiuti in mare. Grazie al progetto “A Pesca di Plastica”, si cercò di cambiare rotta, convincendo i pescatori a ripulire il mare e non a peggiorarne l’inquinamento, nonostante le restrizioni della legge italiana.

Eleonora De Sabata, fondatrice dell’associazione MedShark e portavoce del progetto, affermò:

Tra i nostri obiettivi c’è anche quello di far sì che nel nostro Paese venga varata una legge per stabilire come smaltire i rifiuti trovati in mare. Noi vogliamo fornire informazioni ai decisori politici per spingerli a fare qualcosa di concreto su questo tema

inquinamento mare adriatico, eleonora de sabata, fondatrice MedShark | easy4green
Eleonora de Sabata, fondatrice dell’associazione MedShark e portavoce del progetto | Crediti: Eleonora de Sabata, Facebook

La legge Salvamare è stata creata per risolvere la questione del trasporto a terra dei rifiuti accidentalmente pescati dai pescatori. Prima di questa legge, i rifiuti recuperati dal mare venivano qualificati come “speciali”. Dopo l’approvazione della legge i rifiuti accidentalmente pescati sono stati equiparati a quelli rinvenuti sulle spiagge (considerati invece rifiuti urbani). È stata finalmente apportata una modifica coerente con le direttive europee.

La legge sottolinea l’importanza dell’economia circolare e della transizione ecologica. Inoltre, propone attività educative nelle scuole per sensibilizzare gli studenti sull’importanza della conservazione dell’ambiente marino e delle corrette modalità di conferimento dei rifiuti.

Tuttavia, si evidenzia che la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti non sono sufficienti, sottolineando la necessità di un cambiamento culturale che riconosca il valore dei sistemi naturali.

La legge Salvamare rappresenta un passo importante, ma è solo l’inizio di un lungo cammino da percorrere.

Il ruolo chiave dell’educazione e dell’impegno individuale

La consapevolezza della necessità di salvaguardare il nostro ambiente marino inizia comprendendo il problema e le sue conseguenze. Attraverso una serie di incontri educativi promossi dall’associazione, si punta a diffondere informazioni dettagliate sulla natura e sull’ampiezza del problema dei rifiuti in mare, oltre che sui metodi di gestione di questi rifiuti. Tali incontri rappresentano un elemento fondamentale per coinvolgere e sensibilizzare la comunità sulle pratiche sostenibili.

Ciascuno di noi gioca un ruolo cruciale nella lotta contro l’inquinamento. Le azioni quotidiane, quali la corretta gestione dei rifiuti e la partecipazione attiva a iniziative di pulizia, contribuiscono a diminuire la quantità di rifiuti che potrebbero finire in mare. L’impegno individuale e collettivo, così come quello a livello comunitario, è essenziale per proteggere gli ecosistemi marini e assicurare un futuro sostenibile.

Passo dopo passo, ciascuno di noi può fare la differenza nel preservare la bellezza e la vitalità dei nostri mari.

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