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Quali sono i tessuti sostenibili? Guida per un armadio eco-friendly

Tessuti naturali, cellulosici, rigenerati: cosa significano davvero queste parole e quali dettagli controllare per evitare il greenwashing quando compri un capo.

Quali sono i tessuti sostenibili? Guida per un armadio eco-friendly - easy4green

Quando parliamo di “tessuti sostenibili” non parliamo di una stoffa magica che non crea inquinamento, ma di materiali e filiere a basso impatto, più trasparenti e soprattutto di capi che durano nel tempo. In questa guida trovi criteri pratici per riconoscerli e una panoramica dei materiali più citati quando si parla dei tessuti più sostenibili.

Come riconoscere un tessuto sostenibile

Scegliere un tessuto sostenibile non significa indovinare “il migliore” in assoluto, ma imparare a fare due o tre controlli furbi prima di comprare. Perché la verità è che un materiale può essere naturale, riciclato o super “di moda”, e comunque avere un alto impatto sull’ambiente.

Materia prima: naturale, riciclata o rigenerata

Primo step: da cosa nasce quel tessuto?

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Crediti: sushi91089 su Envato
  • Naturale: viene da piante o animali (es. lino, canapa, lana, cotone). Non significa automaticamente “green”, ma è un buon punto di partenza.
  • Riciclata: nasce da rifiuti già esistenti (es. poliestere riciclato da bottiglie PET, nylon rigenerato da reti da pesca). Ottimo per ridurre la domanda di materia prima vergine.
  • Rigenerata: spesso indica fibre “ricreate” a partire da scarti o materiali recuperati, oppure filiere pensate per rimettere in circolo materia (es. alcune lane rigenerate, nylon rigenerato).

Mini regola semplice: più stai usando ciò che esiste già, meno stai “chiedendo” nuove risorse al pianeta.

Acqua, pesticidi e suolo: cosa pesa di più

Nel tessile contano tanto le coltivazioni (per le fibre vegetali) e i processi chimici/energetici (per le fibre sintetiche e alcune artificiali). Ci sono vari elementi nella produzione di un tessuto che lo rendono più o meno impattante. Per esempio, se una fibra richiede tanta acqua o molti pesticidi per essere creata, l’impatto cresce inevitabilmente. Allo stesso modo, anche quelle fibre che arrivano da coltivazioni intensive creano maggiori danni al pianeta.

Durata e manutenzione: il capo più green è quello che usi più a lungo

Sembra banale, ma è una delle verità più concrete della moda sostenibile: se lo usi tanto, “spalmi” l’impatto nel tempo. Ecco cosa valutare:

  • Resistenza (cuciture, densità del tessuto, finiture)
  • Facilità di cura (se si rovina al primo lavaggio, non è una scelta furba)
  • Versatilità (se è un capo che puoi mettere spesso e con più outfit, è un’ottima scelta)
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Crediti: africaimages su Envato

Tip pratico: prima di comprare, chiediti: “Lo userò almeno 30 volte?” Se la risposta è no, magari non ti serve davvero.

Se vuoi fare un passo in più, il tema non è solo “che tessuto scegli”, ma quanto (e come) compri. Qui trovi la nostra guida allo slow fashion: cos’è, perché conta e come applicarlo davvero nella vita quotidiana.

Fine vita: riciclabilità, biodegradabilità e compostabilità

Anche lo smaltimento di un capo è importante per determinare quanto impatta sul pianeta. Ecco a cosa fare attenzione:

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Crediti: myjuly su Envato
  • Riciclabilità: più è facile separare e riciclare il materiale, meglio è. I tessuti monomateriale (100% lino, 100% cotone, 100% poliestere…) tendono a essere più gestibili dei mix.
  • Biodegradabilità: alcune fibre naturali si degradano più facilmente se non sono trattate con finiture pesanti.
  • Compostabilità: è ancora più “severa”: servono condizioni specifiche e soprattutto l’assenza di sostanze problematiche.

Occhio ai blend tipo “cotone + poliestere”: possono essere convenienti, ma spesso più difficili da riciclare.

Trasparenza della filiera: cosa controllare nei brand

Spesso i tessuti possono essere ecologici sulla carta, ma sai davvero cosa c’è dietro? La filiera di produzione e di logistica di un brand è tanto importante quanto i materiali utilizzati per creare un capo di abbigliamento. Ma come possiamo assicurarci che un brand sia davvero green?

  • Tracciabilità: il brand dice dove produce? in quali paesi? con quali standard?
  • Certificazioni: se presenti, assicurano l’impegno del marchio nell’essere più sostenibile.
  • Impegni chiari: “siamo sostenibili” non basta. Meglio se trovi dati, audit, report e nomi di fornitori.
  • Trasparenza sulle condizioni di lavoro: salari, sicurezza, controlli, è facile trovare queste informazioni?
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Crediti: drazenphoto su Envato

In poche parole: se non riesci a capire “chi ha fatto cosa”, il rischio greenwashing sale.

I tessuti più sostenibili

Qui di seguito abbiamo creato una selezione dei materiali che vengono considerati più interessanti quando si parla di abbigliamento sostenibile. Non sono tutti uguali e non sono necessariamente la scelta migliore: dipende dall’uso, dalla qualità del materiale e della filiera.

Fibre naturali

Le fibre naturali sono ottenute da materie prime presenti in natura: possono venire da piante (come lino, canapa e cotone) oppure da animali (come la lana), e vengono trasformate in filati e poi in tessuto.

Lino

Uno dei preferiti quando fa caldo: fresco, traspirante, resistente. In generale è considerato un tessuto sostenibile, perché la pianta richiede spesso meno input rispetto ad altre colture.

Lana

Qui la sostenibilità dipende tantissimo dalla filiera: benessere animale, gestione dei pascoli, trattamenti. In generale, è considerato un tessuto più “premium”, e spesso chi la produce punta molto sull’aspetto della sostenibilità. Come performance, inoltre, è difficile da battere: calda, termoregolante, durevole.

Cotone biologico

Il cotone è il tessuto più spesso utilizzato. Traspirante, leggero e naturale. Quello “classico”, però, è spesso criticato per la quantità di acqua e pesticidi utilizzati nella produzione. Il cotone biologico punta a ridurre (o evitare) pesticidi sintetici e a gestire meglio le coltivazioni.

Canapa

Simile al lino per robustezza e traspirabilità, con un plus: è famosa per essere una fibra “tosta”, che dura tanto. Ottima se cerchi capi che invecchiano bene.

Fibre cellulosiche

Le fibre cellulosiche sono ricavate dalla cellulosa, una sostanza naturale presente soprattutto nel legno e in alcune piante: in pratica la cellulosa viene estratta e trasformata in filato tramite processi industriali, ottenendo tessuti morbidi e leggeri come lyocell (Tencel) e modal.

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Crediti: PedaltotheStock su Envato

Tencel Lyocell

Il Lyocell Tencel è una fibra cellulosica spesso apprezzata per morbidezza, traspirabilità e resa “setosa”. Il punto chiave è il processo: viene comunicato come più controllato rispetto ad altre fibre simili (come la viscosa classica).

Modal

Anche il modal è cellulosico e molto usato per capi morbidi (pigiami, intimo, t-shirt). Come per il lyocell, la differenza la fa la provenienza della cellulosa e la gestione del processo.

Tessuti rigenerati e riciclati

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Crediti: Natali_Khimich su Envato

I tessuti rigenerati sono materiali ottenuti recuperando fibre o plastiche già esistenti, che vengono lavorati e trasformati in nuovi filati, così da ridurre l’uso di materie prime “vergini” e dare una seconda vita a ciò che altrimenti diventerebbe rifiuto.

Poliestere riciclato

Il vantaggio è chiaro: riduce l’uso di poliestere vergine e valorizza materiale già esistente. Il tema da considerare è il rilascio di microfibre durante i lavaggi (ma questo vale anche per molti altri tessuti sintetici). Se ami lo sportswear, lo trovi ovunque.

Nylon rigenerato e tessuti ECONYL

Il nylon rigenerato (spesso citato con il nome ECONYL) nasce recuperando materiali come reti da pesca e scarti industriali. È molto usato in costumi, leggings e capi tecnici perché è resistente e performante.

Viscosa, Tencel e Modal: quali sono le differenze?

Come abbiamo detto, tutti e tre rientrano nel grande mondo delle fibre cellulosiche, cioè tessuti ricavati dalla cellulosa (spesso da legno). A livello di “sensazione” possono sembrare simili (morbidi, fluidi, freschi) ma, pur arrivando dalla stessa materia prima, non sono sinonimi: cambiano soprattutto per processo produttivo, resa e trasparenza della filiera.

  • Viscosa: è tra le più diffuse (e spesso anche la più economica). È leggera e piacevole sulla pelle, ma l’impatto può variare molto a seconda di da dove arriva la cellulosa e di come viene gestito il processo.
  • Tencel (Lyocell): il lyocell è una tipologia di fibra cellulosica, e Tencel è uno dei nomi più noti associati a questo materiale. Di solito viene considerato una scelta “più rassicurante” perché spesso è legato a filiere più tracciabili e processi più controllati.
  • Modal: anche il modal nasce dalla cellulosa ed è famoso per essere super morbido e “cadente” (lo trovi tantissimo in intimo e basici). Rispetto alla viscosa è spesso percepito come più “premium”. Se è ben certificato e tracciabile, può essere una buona scelta per capi comodi e da usare spesso.

Certificazioni tessili green

Le certificazioni sono strumenti utili per orientarti quando non puoi vedere la filiera con i tuoi occhi. Le certificazioni tessili sono, in pratica, “controlli esterni” per verificare che un prodotto (o processo) rispetti regole precise su temi come biologico, sostanze chimiche, tracciabilità del riciclato, condizioni di produzione. Vengono rilasciate da enti terzi alle aziende dopo verifiche e test e possono essere rilasciate per un singolo prodotto o per un intero processo di produzione.

Certificazione GOTS

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Crediti: GOTS

Una delle più conosciute per il tessile biologico è la certificazione Global Organic Textile Standard (GOTS). In genere è associata soprattutto a cotone (ma vale anche per altre fibre) e riguarda requisiti lungo la filiera, inclusi aspetti chimici e sociali.

Certificazione OEKO-TEX

OEKO-TEX spesso citata per la parte “salute”: indica controlli su sostanze nocive nel tessuto (utile se cerchi capi a contatto con la pelle, bimbi, intimo). Non significa automaticamente “sostenibile” in senso totale o ambientale, ma è un buon segnale sul fronte sicurezza dei materiali.

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Crediti: Oeko-Tex

Certificazioni per il riciclato e il rigenerato

Per i materiali riciclati/rigenerati esistono standard usati dai brand per dimostrare contenuto riciclato e tracciabilità. Qui il consiglio è pratico: cerca sempre quale certificazione viene dichiarata e cosa copre.

In definitiva, scegliere tessuti sostenibili non è una caccia al “materiale perfetto”, ma un mix di scelte intelligenti: materiali a minor impatto, filiere più trasparenti e capi che userai davvero a lungo. Il nostro consiglio è semplice: leggi l’etichetta, cerca certificazioni affidabili, evita i mix inutili e punta su pochi capi che ti piacciono davvero. Perché la sostenibilità, nel guardaroba, inizia spesso da una domanda molto concreta: “Mi serve davvero?”


FAQ

Quali sono i tessuti più sostenibili?

In generale, tra quelli più citati trovi lino, canapa, lana (da filiere responsabili), cotone biologico certificato, e tra le alternative tencel/lyocell. Sul fronte circolare, spesso si parla di poliestere riciclato e nylon rigenerato (es. ECONYL). La scelta migliore dipende da: uso, durata, manutenzione e trasparenza del brand.

Quali sono i tessuti migliori per il caldo?

Per il caldo vincono quasi sempre lino e canapa (super traspiranti), poi cotone (meglio se di buona qualità) e, tra i “morbidi” fluidi, tencel/lyocell e modal. Se sudi molto, punta su tessuti leggeri ma non troppo “plasticosi” e su capi ampi che fanno passare aria.

Quali tessuti tengono più caldo?

Per il freddo, regina è la lana (perché isola e termoregola). Anche alcuni tessuti tecnici (spesso sintetici) trattengono calore, ma qui la sostenibilità dipende dal tipo di fibra (meglio se riciclata/rigenerata) e dalla durata del capo.

Qual è il tessuto più riciclabile?

In linea di massima è più semplice riciclare un tessuto monomateriale (100% di una fibra) rispetto a un mix. Se vuoi facilitare il fine vita, scegli capi semplici, senza troppi blend e poco trattati chimicamente.

Il poliestere riciclato è davvero sostenibile?

Dipende dall’uso e dalla qualità. È spesso più sostenibile del poliestere vergine perché sfrutta materiale già esistente, ma resta una fibra sintetica: durante i lavaggi può rilasciare microfibre. Se lo scegli, meglio puntare su capi tecnici e durevoli (che userai a lungo) e lavarli con attenzione (lavaggi più delicati e meno frequenti).

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