Indice
Tra report ESG, claim sui siti e post su LinkedIn, il confronto Net Zero vs Carbon Neutral è diventato inevitabile: sono due etichette che sembrano simili, ma dietro nascondono scelte molto diverse su cosa misuri, quanto riduci e come gestisci le emissioni residue.
Cosa vuol dire Carbon Neutral?
Definizione di Carbon Neutrality
La carbon neutrality, o neutralità carbonica, è quando le emissioni di CO₂ generate da un’azienda vengono bilanciate da una quantità equivalente di rimozioni di CO₂ dall’atmosfera, in un determinato periodo di tempo.
Come si ottiene?
Ottenere la neutralità carbonica è un percorso complesso che richiede di rispettare normative e standard nazionali e internazionali. Per raggiungerla, si seguono solitamente tre step fondamentali:
- Misurazione delle emissioni di carbonio
Queste misurazioni si basano sullo Scope 1 e Scope 2 (emissioni dirette + indirette legate all’energia). Quando possibile, si include anche lo Scope 3, cioè le emissioni lungo la catena del valore. - Riduzione interna
Parliamo di interventi strutturali come l’ottimizzazione dei processi e dell’efficienza energetica, o il redesign degli imballaggi e dei prodotti stessi. - Compensazione del residuo
Le emissioni che rimangono vengono bilanciate in un secondo momento attraverso l’acquisto di crediti di carbonio.
Cosa sono i crediti di carbonio?

Un credito di carbonio rappresenta, in genere, 1 tonnellata di CO₂ evitata o rimossa grazie a un progetto “esterno”. Le imprese possono acquistare crediti di carbonio supportando uno di questi progetti esterni, che possono essere dedicati a tutela di foreste, energie rinnovabili, progetti su suolo e agricoltura e tanto altro.
Strettamente legato ai crediti di carbonio, è il tema del carbon farming: pratiche agricole che possono aumentare lo stock di carbonio nel suolo e generare crediti da vendere. Se ti interessa capire come funziona davvero (e quali sono i limiti, ad esempio sulla misurazione e sulla permanenza), trovi un approfondimento nel nostro articolo sul carbon farming.
Cosa significa Net Zero?
Definizione di Net Zero
Net zero, in senso tecnico, significa arrivare a un bilancio netto pari a zero delle emissioni di gas serra: le emissioni generate vengono bilanciate da rimozioni, nello stesso periodo di tempo. La differenza rispetto a “carbon neutral” è che qui l’asticella si alza: di solito si guarda a tutti i gas serra (non solo CO2) e, soprattutto, la riduzione deve essere la parte dominante del percorso. Si tratta di un obiettivo a lungo termine che richiede azioni concrete e interne per ottimizzare i processi di produzione e la catena di valore.
Il Net Zero è anche un obiettivo mondiale: L’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico) ha dichiarato infatti l’intento di raggiungere il Net Zero delle emissioni globali entro il 2050, per contrastare il riscaldamento globale.
Come si raggiunge?
Il processo per raggiungere il Net Zero si sviluppa in un periodo di tempo molto più lungo rispetto al Carbon Neutral. Questo perché per ottenere emissioni zero è necessario fare profondi cambiamenti strutturali.
Dopo aver misurato le emissioni lungo tutta la catena del valore, l’azienda identifica i “punti caldi” (hotspot) e costruisce una roadmap di riduzione con obiettivi intermedi.
In pratica si lavora su due fronti: fuori e dentro l’azienda. Sul lato filiera, spesso si parte dal procurement: scegliere fornitori che misurano e riducono le proprie emissioni, definire criteri climatici negli acquisti e preferire materie prime con impronta più bassa (o alternative meno emissive). Sul lato interno, si interviene su energia e processi: efficienza, elettrificazione dove possibile, rinnovabili, recupero di calore, e, quando serve, redesign di prodotto, packaging o processo produttivo per tagliare emissioni “alla radice”.

Solo una volta che si è ridotta al minimo la produzione di CO2, si passa a gestirne il residuo tramite compensazione.
Qual è la differenza tra Net zero e Carbon Neutrality?
Ma quindi, cosa cambia davvero? Entrambi gli approcci puntano a bilanciare e diminuire le emissioni di CO2, eppure non sono la stessa cosa.
La carbon neutrality significa, in pratica, “far tornare i conti”: l’azienda calcola quanta CO₂ emette e poi bilancia ciò che resta comprando crediti o finanziando progetti che riducono o assorbono CO₂, così da arrivare a un saldo netto pari a zero. Nonostante la riduzione delle emissioni è sempre presente, la parte più importante è la compensazione.
Al contrario, il Net Zero ha come obiettivo principale la riduzione delle emissioni. È un approccio più ambizioso e “strutturale”: l’idea non è compensare, ma ridurre il più possibile le emissioni alla fonte, lungo tutta la filiera (quindi anche fornitori, trasporti, uso del prodotto), e usare rimozioni o compensazioni solo per la piccola parte residua che oggi è davvero difficile eliminare.
In altre parole: con la carbon neutrality il bilanciamento tramite crediti ha un ruolo più grande, mentre nel net zero la priorità assoluta è la riduzione reale, e il bilanciamento è solo l’ultima scelta.
| CARBON NEUTRAL | NET ZERO | |
| Gas considerati | CO₂ | Gas serra (CO₂ + altri gas) |
| Scope | 1-2 (talvolta 3) | 1-2-3 (value chain) |
| Approccio | Compensazione tramite crediti di carbonio | Riduzione delle emissioni su tutta la catena del valore + compensazione del residuo |
| Tempo | Breve/medio termine | Medio/lungo termine |
| Applicazione | Azienda – prodotti – eventi | Azienda – intera filiera |
Come scegliere l’obiettivo giusto per la tua azienda
Scegliere tra carbon neutrality e net zero non è (solo) una questione di “quanto vuoi essere green”: dipende soprattutto da quanto è complesso il tuo modello di business, da dove arrivano le tue emissioni e da che tipo di richieste ti arrivano dal mercato.
Quando partire dalla carbon neutrality (PMI, servizi e budget ridotto)
Per molte PMI e aziende di servizi la carbon neutrality è un buon primo passo: aiuta a costruire metodo (misurazione, perimetro, governance), a finanziare interventi di riduzione accessibili e a impostare una policy sui crediti.
Rendere un prodotto, un evento o un servizio carbon neutral, infatti, è più semplice ed economico rispetto all’obiettivo Net Zero. Questo approccio quindi è adatto a quelle imprese che vogliono migliorare la loro sostenibilità ma non dispongono del budget necessario per ripensare tutta la filiera.

L’importante è non trasformarla in un “bollino”: deve essere una tappa, un punto di inizio con una traiettoria di riduzione anno su anno.
Quando puntare subito al Net Zero (grandi aziende, filiere internazionali, pressione ESG)
Se parliamo invece di realtà più grandi, o settori dove la maggior parte dell’impatto sta fuori dall’azienda, ha più senso ragionare in ottica net zero.
In realtà molto grandi, lo Scope 3 pesa tantissimo (materie prime, componenti, produzione esternalizzata, trasporti, utilizzo del prodotto, fine vita), quindi ridurre solo “le emissioni interne” non sposta l’ago della bilancia. In questi casi serve un approccio più strutturato: coinvolgere i fornitori, ripensare materiali e processi, lavorare su logistica e design del prodotto, e costruire una roadmap con target intermedi.
In più, per grandi aziende e filiere internazionali il net zero è spesso spinto da fattori esterni molto concreti: richieste di grandi clienti, investitori e supply chain, per non parlare del rispetto delle normative.
Qui il punto è restare competitivi: un percorso net zero ben impostato diventa una leva di posizionamento e di resilienza, oltre che climatica.
Come comunicare in modo credibile ed evitare il greenwashing
Nel mondo della sostenibilità il greenwashing è un rischio reale: basta un claim generico per sembrare virtuosi senza esserlo. Per evitare fraintendimenti (e critiche), la regola è rendere il claim verificabile: dichiarare perimetro e anno, mostrare la riduzione ottenuta e spiegare con trasparenza il ruolo di crediti e rimozioni.
- Dichiara il perimetro: cosa include (Scope 1-2-3), cosa esclude e a quale anno si riferisce.
- Metti la riduzione in primo piano: azioni, KPI e obiettivi intermedi (non solo lo slogan finale).
- Se usi crediti o rimozioni, spiega quantità e criteri: tipologia, standard, tracciabilità e perché sono coerenti con il tuo obiettivo.
In conclusione, carbon neutral e net zero non sono due etichette intercambiabili. Per le aziende, il punto non è scegliere il termine “più bello”, ma quello più coerente con il proprio perimetro, la maturità dei dati e la capacità di intervenire su Scope 1, 2 e 3.
E soprattutto: qualunque obiettivo tu scelga, la credibilità si gioca sempre sugli stessi elementi: trasparenza su confini e anno di riferimento, risultati di riduzione misurabili e un uso dei crediti chiaro e difendibile.
FAQ
Net Zero e Carbon Neutral sono la stessa cosa?
No. La carbon neutrality punta a bilanciare le emissioni (in senso rigoroso, di CO2) con rimozioni/crediti; il net zero richiede una riduzione profonda lungo la filiera e usa rimozioni solo per il residuo.
Come raggiungere la carbon neutrality?
Per raggiungere la carbon neutrality l’azienda fa tre cose: misura quanta CO₂ emette, riduce le emissioni con azioni concrete e poi compensa quello che resta acquistando crediti di carbonio affidabili e tracciati.
Cos’è il carbon farming?
È un insieme di pratiche agricole che può aumentare lo stock di carbonio nel suolo e ridurre emissioni in agricoltura. È interessante, ma richiede metodologie solide su misurazione e permanenza.
Cosa sono le strategie di investimento Net Zero?
Sono strategie che orientano capitali verso aziende e progetti che riducono le emissioni in modo misurabile: si definiscono obiettivi, si monitorano i progressi e si premiano i piani di transizione credibili.
Cosa si intende per net-zero carbon?
È un’espressione usata spesso per indicare net zero CO₂ (quindi “netto zero” riferito solo alla CO₂, non necessariamente a tutti i gas serra).
Qual è l’obiettivo di zero carbon per l’Italia?
Nel quadro UE, l’obiettivo è la neutralità climatica entro il 2050 (European Climate Law) con un target intermedio di -55% emissioni nette al 2030 rispetto al 1990.