Alluvioni, frane, incendi e siccità non sono più eventi rari. Con il cambiamento climatico, sempre più spesso questi eventi colpiscono città, aziende, infrastrutture e servizi essenziali.
Ma se potessimo sapere in anticipo quali aree sono più esposte ai rischi climatici?
Dati satellitari, intelligenza artificiale e fino a 72 dimensioni di rischio calcolate per ogni asset. Con la piattaforma Airis, la climate tech torinese Eoliann trasforma alluvioni, frane e siccità in variabili operative su scala europea e racconta come una nuova generazione di startup italiane stia provando a centrare gli obiettivi 2030.
La domanda con cui Eoliann ha presentato la sua nuova piattaforma il 25 marzo 2026 è una di quelle che cambiano il modo in cui si guarda a un problema: cosa succederebbe se potessimo prevedere la probabilità e l’impatto di alluvioni, frane, incendi e siccità con un anticipo di decenni?
Per anni la gestione del rischio climatico è stata soprattutto reattiva: interventi d’emergenza, ricostruzioni, fondi straordinari e piani approvati dopo il danno
Cos’è Airis?
Eoliann ha scommesso per riscrivere quella risposta con Airis, la piattaforma europea di climate risk analytics che mette insieme dati satellitari, machine learning e modellistica climatica per costruire una mappa di rischio dettagliata da qui a trent’anni.
I numeri ne raccontano la portata: 6 rischi climatici analizzati simultaneamente (alluvioni, frane, incendi, siccità, piogge intense, vento), 4 orizzonti temporali (2026, 2030, 2040, 2050), 3 scenari IPCC (da emissioni molto basse a molto alte), applicati a 17 tipologie di asset da sottostazioni elettriche a turbine eoliche, da ferrovie a gasdotti.

La combinazione genera fino a 72 dimensioni di rischio per ogni asset, con risoluzione di 30 metri su 2,15 milioni di km² di territorio europeo, oltre 2 miliardi di punti geografici e un’accuratezza dichiarata del 95% sui principali eventi italiani ed europei.
In pratica, Airis incrocia diversi fattori: il tipo di rischio climatico, lo scenario futuro, l’orizzonte temporale e il tipo di infrastruttura analizzata. Da questa combinazione nasce una sorta di fotografia dettagliata di cosa potrebbe succedere, dove e con quale impatto.
Il prezzo dell’imprevisto
Nel 2025 l’Italia ha pagato il cambiamento climatico 11,9 miliardi di euro, stima l’Università di Mannheim e della Banca Centrale Europea, con una proiezione a oltre 34 miliardi al 2029.
Nello stesso anno, l’Osservatorio Città Clima di Legambiente ha registrato 376 eventi meteo estremi in Italia, il secondo dato più alto dal 2014.
Il dettaglio che cambia la prospettiva è questo: secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente solo il 4% delle perdite italiane degli ultimi quarant’anni è coperto da assicurazioni, contro una media UE già bassa sotto il 20%.
Se ci pensiamo, il rischio climatico esiste ed è misurabile, ma in Italia non viene ancora messo a bilancio da chi dovrebbe gestirlo. Una banca che finanzia un capannone in zona alluvionale, un’assicurazione che vende una polizza casa, un Comune che pianifica un’opera pubblica: in nessuno di questi casi, normalmente, si prezza in anticipo il rischio, che nella maggior parte dei casi viene pagato a posteriori dallo Stato, con decreti d’emergenza di cui sentiamo tanto parlare.
È qui che si inserisce Eoliann. La startup costruisce l’anello tecnico che mancava: tradurre i dati satellitari pubblici in numeri precisi sul singolo asset, leggibili e usabili da chi quel rischio deve gestirlo davvero, soprattutto con tempismo. Come dice il detto, prevenire è meglio che curare.
Quattro under 30 e una scommessa

Crediti: Eolian
Eoliann nasce a Torino nel 2022 come società benefit, fondata da Roberto Carnicelli, Chiara Mugnai, Giovanni Luddeni ed Emidio Granito: quattro under 30 partiti da una sfida precisa. I dati satellitari pubblici sono già lì, e in abbondanza. Il problema è renderli utili alle decisioni operative su territori e infrastrutture. Tradurli in qualcosa di leggibile, misurabile, integrabile nei piani di manutenzione e negli investimenti di lungo periodo.
La tecnologia parte dai satelliti Copernicus dell’ESA, archivi geospaziali pubblici e dataset di eventi storici, che alimentano modelli proprietari di machine learning, algoritmi di intelligenza artificiale sviluppati internamente da Eoliann, capaci di descrivere morfologia, topologia, urbanizzazione e proiettare scenari fino al 2050.
A ottobre 2025 due notizie quasi simultanee.
La prima: un round da 4,25 milioni di euro, guidato dal fondo americano Montage Ventures (già nel capitale dal 2022), con CDP Venture Capital (Fondo Evoluzione e Fondo Piemonte Next via Finpiemonte), Terna Forward, OpenEconomics e Primo Capital.
La seconda: la menzione speciale “ENI Joule for Entrepreneurship”, consegnata dal Presidente Sergio Mattarella. Un riconoscimento che riconosce un punto politico oltre che imprenditoriale: la transizione climatica passa anche da strumenti predittivi che oggi mancano alle filiere pubbliche e private.
Il nuovo capitale è servito a fare proprio quello che, cinque mesi dopo, si è materializzato in Airis.
La promessa di Airis è quella di tradurre il rischio climatico in scelte operative. Basta un indirizzo o una coordinata. Il report mostra a quali rischi è esposto un singolo asset, com’è il territorio intorno, come cambia il pericolo da oggi al 2050. E nei tre scenari IPCC fa vedere due futuri: quello in cui il mondo contiene le emissioni e quello in cui non ci riesce.
Con Airis vogliamo cambiare paradigma, trasformando la sfida in azione guidata dai dati.
Roberto Carnicelli, co-founder e CEO di Eoliann
“Per molto tempo, tradurre la resilienza climatica in scelte concrete è stato complesso”, ha spiegato Roberto Carnicelli, co-founder e CEO di Eoliann, presentando Airis. “Con Airis vogliamo cambiare paradigma, trasformando la sfida in azione guidata dai dati: qualcosa che si può leggere, misurare e usare per decidere meglio. Ora la nostra prossima sfida sarà trasformare questa capacità di lettura in capacità di azione, aiutando le infrastrutture su cui si regge la nostra società a investire in modo più efficace nella resilienza climatica, che non riguarda solo i beni, ma la continuità dei servizi, la sicurezza dei territori e la vita quotidiana delle comunità che da quelle infrastrutture dipendono”.
La parola chiave è priorità. Una banca che valuta un mutuo su un capannone in Pianura Padana deve prezzare la probabilità di allagamento; un’assicurazione che costruisce una polizza catastrofale deve stimare il danno atteso. Un ente pubblico che deve scegliere dove investire prima, per proteggere il territorio ha bisogno di sapere quali punti rischiano di più.
Airis è stato progettato per dare questa risposta in modo standard, ripetibile e integrabile nei sistemi che gli enti già usano.
Tre SDG che si incrociano
L’agenda 2030 ONU ha diciassette Obiettivi. Riteniamo che il lavoro di Eoliann si colleghi a tre di questi, e di seguito ne spiego il motivo.
SDG 13 – Lotta al cambiamento climatico. Eoliann non lavora sulla mitigazione delle emissioni, ma sull’adattamento, cioè aiuta territori e infrastrutture a sopravvivere agli effetti del cambiamento climatico già in corso. È il versante meno raccontato della transizione, e anche quello dove l’Italia è più indietro: il Piano Nazionale di Adattamento, approvato a fine 2023, prevede 361 misure ma resta sprovvisto di una copertura finanziaria adeguata.
SDG 9 – Industria, innovazione e infrastrutture. Eoliann porta innovazione tecnologica al servizio delle infrastrutture critiche del Paese (reti elettriche, sistema bancario, compagnie assicurative, reti di trasporto) costruendo le proprie soluzioni su dati pubblici e algoritmi proprietari. Una tecnologia sostenibile, accessibile e integrabile nei sistemi che le aziende e le istituzioni già usano.

SDG 7 – Energia pulita. Una rete elettrica più rinnovabile è anche una rete più distribuita sul territorio e quindi più esposta agli eventi atmosferici estremi. Sapere in anticipo dove un parco eolico rischia il blackout, o dove una sottostazione potrebbe essere colpita da un’esondazione, è la condizione necessaria per costruire smart grid davvero capaci di reggere.
Non a caso, tra le 17 tipologie di asset coperte da Airis ci sono proprio sottostazioni, linee aeree e turbine eoliche.
L’anno della maturità per il climate tech italiano
Eoliann non è un caso isolato. Nel 2025 gli investimenti globali nella transizione energetica hanno toccato i 2.300 miliardi di dollari (BloombergNEF, +8% sul 2024). E in Europa il climate tech ha superato i 18 miliardi di euro nel solo 2024 (Dealroom).

La transizione non si gioca solo sull’energia pulita prodotta, ma anche sulla capacità di gestire un mondo che è già cambiato. Una smart grid è davvero intelligente quando sa anticipare dove un’alluvione la metterà fuori uso. E un modello di gestione dei consumi funziona solo se incorpora il rischio climatico anche nelle decisioni di investimento.
Airis è uno degli strumenti concreti di cui la transizione ha bisogno, e di cui vale la pena parlare tra gli obiettivi dell’Agenda 2030: preciso, verificabile, integrabile nei processi reali.
Eoliann ci dimostra che prevedere il futuro, quando si parla di clima, non significa avere una sfera di cristallo. Significa usare meglio i dati che abbiamo già a disposizione per prendere decisioni più consapevoli, proteggere infrastrutture strategiche e ridurre i costi delle emergenze.
In un Paese fragile come l’Italia, dove eventi estremi e danni economici sono sempre più frequenti, strumenti come Airis possono diventare alleati preziosi per costruire territori, città e aziende più resilienti. Perché la transizione ecologica non riguarda solo l’energia che produciamo, ma anche la capacità di adattarci a un clima che è già cambiato.
FAQ
1. Cosa sono i rischi climatici?
I rischi climatici sono i possibili danni causati da eventi legati al cambiamento climatico, come alluvioni, frane, incendi, siccità, piogge intense e vento forte.
2. A cosa serve Airis di Eoliann?
Airis è una piattaforma che usa dati satellitari, intelligenza artificiale e modelli climatici per stimare l’esposizione di edifici, infrastrutture e territori ai rischi climatici, anche in scenari futuri fino al 2050.
3. Perché prevedere i rischi climatici è importante per aziende e istituzioni?
Perché permette di passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione: aziende, banche, assicurazioni e pubbliche amministrazioni possono capire dove intervenire prima, pianificare investimenti e ridurre possibili danni economici e sociali.
4. Che legame c’è tra rischi climatici e transizione ecologica?
La transizione ecologica non riguarda solo la riduzione delle emissioni, ma anche l’adattamento a un clima che sta già cambiando. Conoscere i rischi climatici aiuta a costruire infrastrutture, città e servizi più resilienti.
