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La povertà è una delle sfide più profonde e allo stesso tempo più invisibili del nostro tempo. Dietro ai numeri ci sono persone, famiglie, comunità che ogni giorno affrontano ostacoli che limitano il loro potenziale. L’Obiettivo 1 Agenda 2030 invita tutti (governi, imprese, cittadini) a lavorare insieme per costruire un futuro in cui nessuno resti indietro.
Sconfiggere la povertà non significa solo aumentare il reddito di una famiglia. Significa creare condizioni in cui ogni persona possa vivere con dignità, accedere ai servizi essenziali e costruire il proprio percorso di vita.
Che cos’è la povertà?
La povertà non è soltanto una mancanza di risorse economiche: è una condizione che influenza ogni aspetto della vita. Le Nazioni Unite definiscono povertà estrema il vivere con meno di 1,25 dollari al giorno, una soglia che fotografa situazioni di privazione molto severe.
Tuttavia, oggi la povertà è misurata sempre più spesso attraverso indicatori multidimensionali, ovvero non solo denaro, ma tutto ciò che fa parte della quotidianità delle persone. Questo perché, per comprendere davvero le difficoltà delle persone, bisogna osservare l’accesso all’istruzione, alla salute, alla casa, all’energia, ai servizi digitali e alla possibilità di partecipare alla vita economica e sociale.
È in questo incrocio tra aspetti economici e qualità della vita che nascono molte delle disuguaglianze che ritroviamo nella società.
Cosa prevede l’obiettivo 1 dell’Agenda 2030
L’Obiettivo 1 è il primo dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU e definisce una visione chiara: nessuno dovrebbe rimanere indietro. Il punto 1 mette al centro la lotta alla povertà in tutte le sue forme. Non è un punto di arrivo, ma un percorso che richiede collaborazione, visione e strumenti concreti.
Ecco i 7 target che guidano le politiche globali e nazionali:
- 1.1 – Povertà estrema
Eradicare entro il 2030 la povertà estrema per tutte le persone ovunque. - 1.2 – Povertà relativa
Ridurre almeno della metà la percentuale di persone che vivono in povertà relativa secondo le definizioni nazionali. - 1.3 – Protezione sociale universale
Implementare sistemi di protezione sociale per tutti, inclusi i più vulnerabili. - 1.4 – Accesso equo alle risorse
Garantire uguale accesso a risorse economiche, servizi di base, proprietà, tecnologia e finanza. - 1.5 – Resilienza ai disastri
Rafforzare la capacità di resistere e reagire a shock economici, climatici e ambientali. - 1.a – Risorse per lo sviluppo
Mobilitare investimenti e assistenza internazionale per sostenere le strategie dei paesi più poveri. - 1.b – Politiche pro-resilienza
Promuovere politiche pubbliche orientate all’uguaglianza e all’empowerment delle comunità più fragili.
La situazione in Italia
In Italia la povertà è un tema che attraversa territori, generazioni e condizioni sociali diverse. Secondo i dati ISTAT 2024, il 9,8% della popolazione vive in povertà assoluta, con valori più elevati nel Mezzogiorno e tra le famiglie con figli.
Negli ultimi anni lo Stato ha rafforzato gli strumenti di sostegno, dall’Assegno di Inclusione ai bonus sociali, fino ai progetti del PNRR dedicati all’inclusione lavorativa e alla formazione.
Chi è più colpito
Nel nostro Paese i divari territoriali restano tra gli ostacoli più complessi da superare. Le differenze tra Nord e Sud, tra aree urbane e interne, continuano a riflettersi sulla qualità dei servizi, sulle opportunità di lavoro e sull’accesso all’istruzione, generando condizioni di svantaggio che tendono a perpetuarsi nel tempo.
La povertà non colpisce tutte le persone allo stesso modo: le famiglie numerose, i nuclei con figli piccoli e i giovani in condizioni di precarietà sono tra i gruppi più esposti. In molte zone d’Italia cresce anche il numero dei working poor, persone che pur avendo un lavoro non riescono a raggiungere un reddito sufficiente per vivere con serenità.
Anche i bambini e gli adolescenti risentono pesantemente di queste disuguaglianze: la povertà educativa limita l’accesso ad attività culturali, tecnologiche e formative, creando gap che possono accompagnare i giovani per tutta la vita adulta. Il rischio è quello di un circolo che si autoalimenta, in cui la mancanza di risorse economiche si traduce in minori opportunità e, a sua volta, in nuove forme di povertà.
Cosa si può fare per ridurre la povertà
Ridurre la povertà significa lavorare contemporaneamente sulle risorse materiali, sulle opportunità e sui diritti. È un percorso che riguarda istituzioni, imprese, organizzazioni sociali e cittadini, ognuno con un ruolo diverso ma ugualmente importante.
Cosa fa lo stato?
Lo Stato italiano interviene attraverso politiche di welfare che intendono prevenire l’impoverimento e accompagnare chi vive in condizioni di fragilità verso percorsi di autonomia. Strumenti come l’Assegno di Inclusione sono nati proprio per sostenere chi si trova in povertà assoluta.

Anche il potenziamento dei servizi territoriali (dai centri per l’impiego ai servizi educativi) può avere un impatto significativo nel ridurre le disuguaglianze.
Il ruolo delle aziende e delle organizzazioni
Le imprese hanno un potere trasformativo enorme, che può cambiare radicalmente le prospettive di chi vive in una condizione di vulnerabilità.
Un primo passo fondamentale consiste nel creare lavoro dignitoso, stabile e retribuito in modo adeguato. Contratti regolari, condizioni sicure e percorsi di crescita professionale sono elementi essenziali per permettere ai lavoratori di uscire da situazioni difficili.
Altri interventi efficaci riguardano la formazione continua, che permette alle persone di acquisire nuove competenze, e l’inclusione lavorativa, aprendo le proprie porte a persone che rischiano l’esclusione economica, oppure l’attivazione di collaborazioni con il territorio.
Cosa possiamo fare nel quotidiano?
Il contributo dei cittadini non è secondario.
Organizzazioni come Caritas Italiana e le Raccolte Banco Alimentare offrono sostegno non solo materiale ma anche relazionale.
Ma a livello individuale come combattiamo la povertà? Ecco alcune azioni che aiutano sicuramente:

- Sostenere organizzazioni e progetti locali che lavorano per ridurre la povertà
- Fare volontariato in associazioni
- Sostenere politiche locali o internazionali che promuovano la giustizia sociale ed economica
- Donare in beneficenza a enti che si dedicano alla causa
- Informarsi il più possibile sulle cause più profonde della povertà
Questi possono sembrare gesti molto piccoli a fronte di un problema tanto enorme, ma come sempre, una piccola azione da parte di ognuno di noi può costruire qualcosa di potente.
Realtà italiane che sostengono l’Obiettivo 1
In Italia esistono realtà che, ogni giorno, dimostrano come sia possibile affrontare la povertà attraverso azioni concrete, ricerca, advocacy e un forte radicamento nei territori.
Fondazione L’Albero della Vita
La Fondazione Albero della Vita sostiene bambini e famiglie che vivono in condizioni di povertà materiale e sociale, con programmi attivi in diverse città italiane. Il suo approccio unisce aiuti concreti (come beni di prima necessità e supporto abitativo) a percorsi educativi, psicologici e di inclusione lavorativa. L’obiettivo è accompagnare i nuclei familiari fuori dalla povertà in modo duraturo, valorizzando le risorse interne delle famiglie e rafforzando i contesti territoriali come luoghi educativi.

Alleanza contro la povertà in Italia

Nata nel 2013, riunisce soggetti del terzo settore, associazioni e organizzazioni sociali impegnate a migliorare le politiche pubbliche contro la povertà assoluta. Svolge attività di sensibilizzazione, promuove analisi basate su dati empirici e dialoga con Parlamento e Governo per spingere verso scelte più eque. È dall’Alleanza che è nata la proposta del Reddito d’Inclusione Sociale (Reis), una misura pensata per sostenere tutte le famiglie in povertà assoluta.
ActionAid
ActionAid affronta la povertà in modo ampio, lavorando su diritti, reddito, accesso ai servizi e partecipazione delle comunità. In Italia sviluppa progetti nelle scuole, nelle periferie urbane e nei territori più fragili, sostenendo giovani e famiglie. Accanto agli interventi sul campo, l’organizzazione porta avanti un’importante attività di advocacy su temi fiscali e sociali e partecipa a reti nazionali come il Forum Disuguaglianze e Diversità e la stessa Alleanza contro la povertà.

Perché l’istruzione serve a combattere la povertà
L’istruzione è uno degli strumenti più potenti per uscire dalla povertà perché apre possibilità concrete: permette di accedere a lavori migliori, dà competenze che valgono nel mondo reale e aiuta le persone a orientarsi nelle scelte quotidiane.
Secondo il Global Education Monitoring Report dell’UNESCO, chi ha un livello di istruzione più elevato ha maggiori probabilità di ottenere un impiego stabile e di migliorare il proprio reddito nel tempo. Ma il beneficio non è solo economico: la scuola offre uno spazio in cui sviluppare relazioni, scoprire talenti, costruire aspirazioni e sentirsi parte di una comunità.
In questo senso, l’istruzione contribuisce a interrompere il ciclo della povertà che spesso si trasmette da una generazione all’altra. Un bambino o una bambina che cresce in un contesto educativo ricco e inclusivo avrà più strumenti per costruire un futuro diverso, indipendentemente dalle difficoltà di partenza.
Per questo investire nell’istruzione, in tutte le sue forme, significa investire nelle persone e nel loro futuro.
Domande frequenti sull’Obiettivo 1dell’Agenda 2030
Cos’è l’Obiettivo 1 dell’Agenda 2030?
È il primo dei 17 obiettivi globali fissati dall’ONU e punta a eliminare la povertà in ogni sua forma, ovunque nel mondo. Significa garantire a tutte le persone condizioni di vita dignitose: un reddito adeguato, accesso ai servizi essenziali, protezione sociale e opportunità reali di migliorare il proprio futuro.
Cosa si intende per povertà?
La povertà è una condizione in cui mancano beni e servizi fondamentali come casa, cibo, sanità, istruzione, energia, trasporti e opportunità lavorative.
Si parla di povertà assoluta quando non si riesce a sostenere il minimo indispensabile per vivere; di povertà relativa quando il reddito è molto inferiore a quello medio della società.
Quali sono i punti chiave dell’Obiettivo 1?
L’Obiettivo 1 si basa su sette traguardi che indicano cosa deve cambiare entro il 2030. Tra i più importanti:
- eliminare la povertà estrema a livello globale;
- ridurre almeno della metà la povertà relativa nei singoli Paesi;
- garantire sistemi di protezione sociale per tutti;
- assicurare accesso equo a risorse economiche, servizi essenziali, diritti e opportunità;
- rafforzare la resilienza di persone e comunità di fronte a crisi economiche, ambientali e sociali.
Perché è importante combattere la povertà?
Perché la povertà limita tutto: salute, istruzione, lavoro, partecipazione sociale e possibilità di scegliere il proprio futuro. Ha effetti sul benessere delle persone e sulla stabilità delle comunità.
Come si misura la povertà?
Si misura in modo diverso a seconda del contesto. I due principali indicatori sono:
- il reddito, per capire se una famiglia può sostenere spese essenziali;
- la povertà multidimensionale, che valuta anche istruzione, salute, casa, energia, servizi, trasporti, connessione digitale e qualità della vita.
Cosa vuol dire sconfiggere la povertà?
Significa garantire che nessuno debba vivere in condizioni di privazione o esclusione.
Vuol dire assicurare alle persone:
- un reddito sufficiente;
- accesso a casa, salute, istruzione ed energia;
- opportunità lavorative dignitose;
- protezione quando attraversano momenti difficili.
Cosa si può fare per ridurre la povertà?
Sostenere reti locali, fare volontariato, partecipare a iniziative solidali, oppure semplicemente scegliere comportamenti responsabili e inclusivi nella vita quotidiana.