Indice
Pompei è uno dei luoghi più conosciuti al mondo. Ogni anno milioni di persone attraversano le sue strade, osservano le domus, immaginano la vita quotidiana di una città che il tempo ha cristallizzato per quasi duemila anni. Ma oggi, all’interno del Parco Archeologico, sta prendendo forma qualcosa di diverso.
Non si tratta di una nuova area espositiva, né di un progetto tecnologico o museale. Si tratta della nascita di un’azienda vitivinicola unica al mondo, costruita all’interno di uno dei siti culturali più importanti del pianeta.
A guidare questo percorso sono il Parco Archeologico di Pompei e il Gruppo Tenute Capaldo, in particolare attraverso le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco, tramite una forma innovativa di partenariato pubblico-privato che punta a riportare la viticoltura al centro del paesaggio e della vita del sito.
Il partenariato, siglato il 29 novembre 2024, nasce con l’obiettivo di gestire e valorizzare i vigneti già presenti nel Parco e di ampliare il progetto fino alla creazione di una vera azienda vitivinicola all’interno dell’area archeologica.
L’obiettivo non è semplicemente produrre vino. È restituire valore a una tradizione agricola che per secoli ha contribuito a modellare l’identità del territorio.
Viticoltura a Pompei: un progetto che guarda al passato per costruire il futuro
Le radici antiche della vite nel Parco Archeologico
La storia della viticoltura a Pompei non nasce oggi.
Da decenni il Parco Archeologico studia i sistemi agricoli dell’antica città attraverso ricerche botaniche e archeologiche. I vigneti presenti all’interno delle domus rappresentano una testimonianza concreta di come la coltivazione della vite fosse parte integrante della vita economica e sociale dell’epoca romana.
Oggi questa conoscenza diventa il punto di partenza per un progetto più ampio.
Grazie al nuovo partenariato, i vigneti esistenti verranno affiancati da nuovi impianti biologici che porteranno la superficie coltivata fino a sei ettari. Le varietà selezionate sono le stesse che caratterizzavano il territorio in epoca romana: Aglianico, Piedirosso, Fiano, Greco e Falanghina.
Il progetto parte da circa un ettaro di vigneti già presenti all’interno delle Domus e si amplia con un nuovo impianto di oltre quattro ettari nell’area di Stabiae, vicino alla Villa San Marco. Una scelta che si inserisce nel piano di valorizzazione della Grande Pompei e che rafforza il legame tra agricoltura, archeologia e paesaggio.
Un patrimonio agricolo che torna a vivere non come semplice ricostruzione storica, ma come realtà produttiva contemporanea.

Dalle Domus alla nuova cantina: come nascerà il vino di Pompei
Tutte le operazioni produttive saranno realizzate all’interno dell’area archeologica del Parco. Nella zona di Stabiae è stato individuato anche il fabbricato che diventerà, entro la vendemmia 2027, la cantina di vinificazione e affinamento.
Parte dell’affinamento avverrà inoltre all’interno delle Domus, permettendo ai visitatori di vivere un’esperienza immersiva legata al vino, alla storia e alla cultura materiale dell’antica Pompei.
A regime, la nuova azienda vitivinicola potrà produrre circa 30.000 bottiglie e gestire un’area di degustazione e vendita all’interno del Parco Archeologico.
Il contributo di Feudi di San Gregorio
Partner del progetto è Feudi di San Gregorio, azienda vitivinicola nata in Irpinia nel 1986 e da sempre impegnata nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani.
Nel tempo questa visione si è tradotta in importanti investimenti nella ricerca, nella tutela della biodiversità e nello studio delle vigne storiche.

Oggi Feudi di San Gregorio in Irpinia lavora su circa 300 ettari di vigneto, articolati in oltre 800 particelle, ciascuna studiata per comprenderne altitudini, esposizioni, pendenze e caratteristiche specifiche. Questo approccio consente alla cantina di interpretare la biodiversità del territorio come un valore agricolo, culturale e produttivo.
La trasformazione in Società Benefit rappresenta una delle tappe naturali di un percorso che considera la sostenibilità non come un progetto parallelo al business, ma come parte integrante della strategia aziendale.
A questo si aggiunge la certificazione Equalitas, che rafforza l’impegno di Feudi di San Gregorio verso un modello di impresa attento all’ambiente, alle persone e al territorio.
L’esperienza maturata – unita allo spirito di curiosità che caratterizza l’azienda e la spinge verso nuovi orizzonti – viene ora messa a disposizione del Parco Archeologico di Pompei.
Ricerca e recupero del patrimonio viticolo
In prima linea sul progetto c’è Pierpaolo Sirch, responsabile della produzione di Feudi di San Gregorio, impegnato da anni nello studio delle vigne storiche e della biodiversità viticola.
Sono proprio queste competenze maturate sul campo che rappresentano oggi uno degli elementi chiave del progetto Pompei, dove la sfida non è soltanto coltivare nuovi vigneti, ma ricostruire un dialogo autentico tra agricoltura, paesaggio e memoria storica.
Questo progetto è molto importante per noi perché ci consente di costruire i vigneti del futuro facendo rivivere la storia; collegando la viticoltura attuale dell’Irpinia al luogo in cui si fusero due grandi modi di coltivare la vite, quello greco e quello etrusco.
Pierpaolo Sirch, Responsabile di produzione del Gruppo Tenute Capaldo
La ricerca coinvolge anche il professor Attilio Scienza dell’Università di Milano e riguarda il recupero delle tecniche tradizionali di coltivazione e vinificazione, con l’obiettivo di creare vini di qualità strettamente legati alla storia del territorio.
Una sostenibilità che coinvolge ambiente e comunità
La sostenibilità rappresenta uno degli elementi centrali del progetto. I vigneti saranno coltivati secondo metodi biologici e gestiti come parte integrante del paesaggio archeologico.
Il progetto coinvolge agronomi, archeologi, ricercatori, viticoltori, comunità locali ed è previsto anche il coinvolgimento di realtà del Terzo Settore nelle attività produttive, rafforzando la dimensione sociale dell’iniziativa.
Ricerca scientifica, tutela del patrimonio e sviluppo del territorio diventano così elementi di un unico percorso, ispirato ai principi della crescita economica sostenibile.

Un nuovo modo di vivere Pompei
Grazie a questo progetto, il vino diventa quindi un ulteriore strumento per raccontare Pompei come paesaggio vivo, dove archeologia, agricoltura e cultura convivono.
I vigneti avranno anche una funzione didattica, permettendo ai visitatori di conoscere le antiche tecniche di coltivazione della vite e il ruolo che questa aveva nella vita della città romana.
Pompei dimostra così che un sito archeologico può essere molto più di un luogo da conservare: può diventare uno spazio in cui storia, agricoltura e ricerca continuano a generare valore per il territorio e per chi lo visita.
FAQ
1. Si può produrre vino dentro il Parco Archeologico di Pompei?
Sì. Il Parco Archeologico di Pompei e il Gruppo Tenute Capaldo hanno avviato un progetto per creare una vera azienda vitivinicola all’interno dell’area archeologica. L’iniziativa prevede la gestione dei vigneti già presenti nel Parco, nuovi impianti biologici e una futura cantina di vinificazione e affinamento nell’area di Stabiae.
2. Qual è il progetto di Feudi di San Gregorio a Pompei?
Il progetto di Feudi di San Gregorio a Pompei nasce per riportare la viticoltura al centro del paesaggio archeologico, valorizzando vigneti storici, vitigni autoctoni campani e ricerca agronomica. L’obiettivo non è solo produrre vino, ma trasformare Pompei in un luogo vivo, dove agricoltura, cultura, sostenibilità e turismo dialogano tra loro.
3. Quali vini e vitigni ci saranno nel progetto vitivinicolo di Pompei?
Nel progetto vitivinicolo di Pompei saranno valorizzati vitigni legati alla tradizione campana, come Aglianico, Piedirosso, Fiano, Greco e Falanghina. Sono varietà scelte per rafforzare il legame tra territorio, biodiversità locale e memoria agricola dell’antica Pompei.
4. Quando nascerà la cantina nel Parco Archeologico di Pompei?
Secondo il progetto, la cantina di vinificazione e affinamento dovrebbe essere realizzata entro la vendemmia 2027 nell’area di Stabiae, vicino alla Villa San Marco. Parte dell’affinamento avverrà anche all’interno delle Domus, creando un’esperienza che unisce produzione del vino, archeologia e visita culturale.
5. Perché il progetto del vino a Pompei è un esempio di sostenibilità?
Il progetto del vino a Pompei è un esempio di sostenibilità perché unisce coltivazione biologica, tutela del paesaggio, valorizzazione della biodiversità, ricerca scientifica e coinvolgimento delle comunità locali. La sostenibilità non riguarda solo l’ambiente, ma anche la capacità di generare cultura, lavoro, conoscenza e nuove opportunità per il territorio.
