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Da 165 anni, Riso Scotti racconta il riso partendo dal territorio. Oggi, però, quella storia non parla solo di tradizione: parla di energia autoprodotta, acqua restituita alle risaie, scarti trasformati in risorsa e relazioni di filiera costruite per durare.
C’è un pacchetto di riso sullo scaffale del supermercato. Lo prendi, lo metti nel carrello, e vai avanti. È un gesto quasi invisibile. Eppure, dietro quel gesto c’è una storia che inizia nelle risaie della Pianura Padana, attraversa generazioni di famiglie di agricoltori, passa per uno stabilimento che produce energia dalla propria lavorazione, e torna alla terra da cui tutto è cominciato.
È la storia di Riso Scotti. Una storia che, letta attraverso il Bilancio di Sostenibilità 2024 e attraverso il racconto diretto dell’azienda, mostra come la sostenibilità possa diventare un metodo industriale prima ancora che una dichiarazione.
In un Paese in cui energia, gas e materie prime hanno subito forti oscillazioni, Riso Scotti ha scelto di non limitarsi a subire la volatilità dei mercati. Ha costruito, nel tempo, un modello capace di ridurre la dipendenza dall’esterno e di trasformare parte dei propri scarti in valore.
Una storia che inizia dalla terra
Pavia, 1860. La famiglia Scotti inizia a lavorare il riso in una delle zone più vocate d’Italia, dove le risaie si specchiano nel cielo e l’acqua scandisce i ritmi delle stagioni.

Oggi, dopo oltre un secolo e mezzo di attività, quella storia è ancora radicata nello stesso territorio, nelle relazioni con chi coltiva e nella cura per il modo in cui ogni risorsa viene utilizzata.


Riso Scotti non è soltanto un’azienda alimentare presente in oltre 80 Paesi.
È un sistema costruito nel tempo, fondato su un’idea precisa: il valore non si misura solo nel prodotto finale, ma anche in ciò che accade lungo tutta la filiera.
Dalla tradizione alla responsabilità di filiera
Nel caso di Riso Scotti, la sostenibilità non nasce come progetto separato dal business. Nasce dentro il processo produttivo, nel rapporto con la terra, nell’uso dell’acqua, nella gestione degli scarti e nella scelta di costruire rapporti stabili con gli agricoltori.
È questo il punto che rende interessante il caso: la sostenibilità non viene raccontata come un’aggiunta, ma come una conseguenza concreta di scelte industriali, agricole ed energetiche.
Quando la necessità diventa metodo
Il punto di svolta ha una data precisa: 2017. L’azienda si trova di fronte a un problema che molte industrie alimentari conoscono bene: il costo dell’energia e la dipendenza da fattori esterni difficili da controllare.
La risposta non è stata solo ridurre i consumi. È stata ripensare il modello energetico, puntando progressivamente sull’autoproduzione.
Il percorso inizia con un cogeneratore a gas metano, capace di generare energia elettrica e recuperare il calore residuo per climatizzare lo stabilimento.
Secondo quanto emerso dall’intervista con il team Riso Scotti, questo passaggio ha permesso di ridurre progressivamente l’acquisto di energia dalla rete fino a una quota residuale del fabbisogno, pari a circa il 15%.

PR & Press
Riso Scotti SpA

Circular economy & Sustainability Manager
Riso Scotti SpA
La lolla: da scarto del riso a risorsa energetica
Il salto vero arriva nel 2018, con una caldaia a biomassa alimentata dalla buccia esterna del chicco di riso: la lolla.
Quello che in una logica industriale tradizionale sarebbe uno scarto da smaltire diventa il combustibile di un sistema che produce vapore per tutti i processi produttivi. Risultato: circa 6 milioni di metri cubi di gas metano acquistato all’anno vengono eliminati.
La lolla diventa così il simbolo del modello Riso Scotti: uno scarto agricolo che rientra nel processo produttivo e contribuisce ad alimentarlo.
E il ciclo non si ferma qui. La cenere residua dalla combustione non viene buttata: viene ceduta a un’industria chimica che la trasforma in materiali refrattari.
In altre parole: ciò che resta da un processo diventa materia utile per un altro. È qui che il concetto di “zero sprechi” smette di essere una formula e diventa filiera.
Energia autoprodotta e stabilità dei costi
Nel 2024, i pannelli fotovoltaici installati sui tetti dello stabilimento hanno prodotto il 40% in più rispetto all’anno precedente.

Accanto a cogenerazione e biomassa, il fotovoltaico rafforza un modello energetico sempre più orientato all’autonomia. Non si tratta solo di produrre energia pulita, ma di rendere più stabile l’intero sistema industriale.
Il prossimo obiettivo, spiegato dall’azienda, è alimentare il cogeneratore con biometano autoprodotto dalla stessa pula. Secondo le valutazioni condivise in intervista, la materia prima disponibile sarebbe sufficiente per coprire l’intero fabbisogno energetico. Quando questo cerchio si chiuderà, lo stabilimento di Pavia potrà avvicinarsi a una piena autosufficienza energetica.
Il risparmio che non resta solo in bilancio
Nel 2024, grazie all’autoproduzione, l’azienda ha evitato circa 1,1 milioni di euro di extracosti legati alla volatilità del mercato energetico.
Secondo Riso Scotti, questo risparmio non è rimasto soltanto un vantaggio industriale interno, ma ha contribuito a contenere l’impatto della volatilità energetica sul prezzo finale del prodotto.
È un passaggio importante: la sostenibilità, quando è integrata nei processi, non genera solo benefici ambientali. Può diventare anche uno strumento di stabilità economica lungo tutta la filiera, dal produttore al consumatore.
L’acqua che torna alle risaie
Accanto al sistema energetico, c’è una storia ancora meno raccontata: quella dell’acqua.
Dal 2020, con l’aggravarsi delle siccità che colpiscono la Pianura Padana, Riso Scotti ha costruito un ciclo idrico integrato interamente interno.
Si preleva acqua dal sottosuolo, la si potabilizza con filtri interni e la si utilizza in tutti i processi produttivi. L’acqua di scarico entra poi in un depuratore anaerobico: batteri si nutrono delle sostanze inquinanti e producono biogas, che alimenta a sua volta un generatore da 150 kilowatt.
Un ciclo idrico che restituisce valore al territorio
L’acqua così depurata viene restituita ai fossi agricoli circostanti, gli stessi che irrigano le risaie da cui proviene il risone.
L’acqua torna alla terra che ha prodotto la materia prima.
Nel 2024, i prelievi idrici dello stabilimento sono calati del 6% rispetto all’anno precedente.
Questo dato racconta un cambio di prospettiva: l’acqua non viene considerata soltanto una risorsa da usare, ma un elemento da gestire, recuperare e reinserire nel territorio. In una coltura come il riso, tradizionalmente legata all’acqua, questo passaggio assume un valore ancora più forte.

Il patto con chi coltiva
La stessa logica che governa lo stabilimento si estende lungo tutta la filiera agricola, attraverso un modello di relazione con gli agricoltori che rompe la logica speculativa tipica di molte supply chain tradizionali.
Riso Scotti acquista il risone a prezzi stabili, indipendentemente dalle fluttuazioni di mercato. Quando il prezzo crolla, l’agricoltore non viene abbandonato. Quando sale, l’azienda non ne approfitta.
È un patto di lungo periodo che garantisce continuità economica a chi coltiva e qualità costante a chi produce. La sostenibilità, qui, non è solo ambientale: è anche economica e sociale.
Il caso Riso Venere e il valore delle relazioni lunghe
Il caso più emblematico è il Riso Venere. Sedici famiglie di agricoltori tra Piemonte e Sardegna, riunite nell’associazione SEPISE, conferiscono il loro riso a Riso Scotti.
In cambio ottengono certezza di acquisto, valorizzazione del prodotto sui mercati nazionali e internazionali e una partnership che si misura in decenni, non in stagioni.
Questo modello mostra una differenza sostanziale rispetto alla logica del prezzo più basso: la filiera non viene trattata come un costo da comprimere, ma come un patrimonio da proteggere.
Agricoltura sostenibile: il protocollo SRP dal 2025
Dal 2025, attraverso il protocollo internazionale SRP, Sustainable Rice Platform, 25 aziende agricole, per 2.600 ettari coltivati tra Lombardia e Piemonte, adottano pratiche rispettose dell’ambiente.
Si parla di fertilizzanti controllati, tecniche di raccolta attente al suolo e gestione consapevole dell’acqua in campo.
Il risparmio idrico certificato raggiunge i 52 milioni di metri cubi di acqua all’anno.
Non è un risultato dell’azienda da sola, ma di una filiera che sceglie di muoversi nella stessa direzione. È qui che la sostenibilità diventa sistema: non una scelta isolata, ma un metodo condiviso tra impresa agricola, industria e territorio.
Bilancio di Sostenibilità 2024: i numeri del modello Riso Scotti
Nel 2025, per la prima volta, Riso Scotti ha pubblicato il proprio Bilancio di Sostenibilità relativo all’esercizio 2024.
Non è solo un documento di rendicontazione. È la scelta di rendere visibile un percorso che l’azienda aveva già avviato da anni, trasformando pratiche industriali e agricole in dati misurabili.
Energia, acqua, rifiuti e imballaggi
I risultati già raggiunti parlano da soli:
- – 42% di emissioni legate all’acquisto di energia elettrica, Scope 2, rispetto al 2023
- + 40% di energia autoprodotta da fotovoltaico
- – 29% di consumo di energia elettrica acquistata
- – 6% di prelievi idrici dello stabilimento rispetto all’anno precedente
- 97% dei rifiuti generati avviato a operazioni di recupero
- – 87% di rifiuti destinati a smaltimento rispetto al 2022
- – 7% di materiale da imballaggio impiegato
Questi numeri non raccontano un singolo intervento, ma una direzione: ridurre la dipendenza dalle risorse esterne, recuperare ciò che può essere recuperato e misurare in modo trasparente gli effetti delle scelte fatte.
Perché il modello Riso Scotti è un esempio di economia circolare
Il modello Riso Scotti funziona perché mette in relazione elementi che spesso vengono raccontati separatamente: energia, acqua, scarti, agricoltura, prezzo, territorio.
La lolla alimenta la produzione. La cenere entra in una nuova filiera industriale. L’acqua depurata torna ai fossi agricoli. Gli agricoltori vengono coinvolti in relazioni stabili. Il risparmio energetico contribuisce a contenere gli extracosti.
È una circolarità concreta, fatta di passaggi industriali verificabili e di scelte che hanno effetti lungo tutta la catena.
Dallo scarto al valore
In questo modello, lo scarto non è la fine del processo, ma l’inizio di un’altra funzione.
La lolla non è più solo un residuo della lavorazione del riso. La cenere non è più solo un sottoprodotto da smaltire. L’acqua di scarico non è più solo un refluo.
Ogni elemento viene ripensato dentro un ciclo più ampio, in cui la domanda non è “come lo eliminiamo?”, ma “come può tornare utile?”.
Prima si fa, poi si racconta
Riso Scotti non ha abbracciato la sostenibilità per seguire una tendenza o rispondere a una pressione esterna. L’ha costruita pezzo per pezzo, a partire da problemi concreti: il costo dell’energia, la gestione dell’acqua, la valorizzazione degli scarti, la stabilità della filiera agricola.
È un percorso che parte dal basso e arriva a un modello in cui nessuna risorsa viene sprecata e ogni scarto diventa valore: dalla lolla che alimenta le caldaie, all’acqua che torna alle risaie, agli agricoltori che non vengono lasciati soli quando il mercato va in crisi.

In un panorama in cui la sostenibilità viene spesso più dichiarata che praticata, questa è una differenza che conta.
La filosofia è chiara: prima si agisce e poi si racconta.
FAQ
Come ridurre gli sprechi nella filiera del riso?
Gli sprechi nella filiera del riso si possono ridurre valorizzando ogni risorsa generata lungo il processo produttivo. Un esempio è l’utilizzo della lolla, la buccia esterna del chicco, che può diventare biomassa per produrre energia invece di essere considerata uno scarto. Anche il recupero dell’acqua, la riduzione dei rifiuti destinati a smaltimento e il riuso dei sottoprodotti aiutano a costruire una filiera più circolare.
Che cos’è la lolla di riso e a cosa serve?
La lolla di riso è la buccia esterna che protegge il chicco e viene separata durante la lavorazione. In una filiera circolare può diventare una risorsa importante: può essere usata come biomassa per produrre vapore ed energia per lo stabilimento. In questo modo, uno scarto agricolo viene reinserito nel processo produttivo e contribuisce a ridurre il consumo di combustibili fossili.
Come funziona l’autoproduzione energetica in un’azienda alimentare?
L’autoproduzione energetica permette a un’azienda alimentare di produrre internamente una parte dell’energia necessaria alle proprie attività. Può avvenire attraverso impianti fotovoltaici, cogeneratori o sistemi alimentati da biomasse. Nel caso raccontato nell’articolo, Riso Scotti utilizza anche la lolla di riso per produrre vapore destinato ai processi produttivi, riducendo la dipendenza dall’energia acquistata dalla rete.
Perché l’acqua è importante nella produzione del riso?
L’acqua è fondamentale sia per la coltivazione del riso sia per alcune fasi della lavorazione industriale. Per questo una gestione più efficiente della risorsa idrica è centrale per rendere la filiera più sostenibile. Recuperare, depurare e restituire l’acqua ai canali agricoli circostanti permette di ridurre gli sprechi e mantenere un legame diretto con il territorio da cui nasce la materia prima.
Cos’è il bilancio di sostenibilità di un’azienda?
Il bilancio di sostenibilità è un documento che racconta gli impatti ambientali, sociali ed economici di un’azienda, insieme agli obiettivi e ai risultati raggiunti. Serve a rendere più trasparenti le azioni concrete, come la riduzione delle emissioni, il recupero dei rifiuti, il risparmio energetico e la gestione delle risorse. Nel caso di una filiera alimentare, può aiutare a capire quanto la sostenibilità sia integrata davvero nei processi produttivi.
