Sabato 19 settembre, sul campo dell’Unione Rugby Capitolina di Roma, giocatori, ex campioni, volontari e pubblico si sono ritrovati per la terza edizione del Rugby Charity Match Veterans. Una giornata fatta di partite, Terzo Tempo e solidarietà.
Ma il Rugby Charity Match inizia molto prima di quel pomeriggio.
Comincia mesi prima, tra riunioni, telefonate, aziende da coinvolgere, volontari da coordinare, criticità delle edizioni precedenti da affrontare e tante persone che, con ruoli diversi, lavorano perché tutto sia pronto.
«Tutto confluisce in quel giorno lì, anche se di concreto c’è molto anche prima», ci ha raccontato Francesca Di Giovanni, Presidente della Sezione AISM di Roma.
Ed è proprio da quel “prima” che abbiamo scelto di partire.

Foto di AISM Roma
Il 19 settembre il rugby torna in campo per AISM Roma
Quella del 19 settembre è stata la terza edizione del Rugby Charity Match Veterans, il torneo solidale nato da un’idea di Gabriele Di Tanna e promosso e organizzato da Unione Rugby Capitolina e Capitolina ODV, a beneficio della Sezione AISM di Roma.
Della storia del torneo e del rapporto tra rugby e solidarietà vi abbiamo già raccontato nel nostro articolo precedente. Questa volta abbiamo scelto di spostare lo sguardo dal campo a ciò che accade prima: persone, coordinamento, responsabilità e competenze.
Una partita che comincia mesi prima del fischio d’inizio
Francesca Di Giovanni ce lo racconta partendo dal momento in cui l’evento entra in calendario.
Da lì, per AISM Roma, comincia un percorso che diventa progressivamente più intenso. Si forma un gruppo di lavoro, si guarda all’edizione precedente, si ragiona su ciò che ha funzionato e su ciò che può essere migliorato.
Non si parte quindi da una formula già pronta. Ogni nuova edizione richiede di rimettere insieme persone, disponibilità ed esigenze.
Quanti volontari servono? Chi ha già partecipato e può tornare? Quali aziende possono essere coinvolte? Quali nuove competenze possono essere utili?

«Si esaminano le criticità dell’anno prima e si cerca di trovare la soluzione», spiega Di Giovanni. Poi comincia la fase più operativa: contattare le aziende, riattivare le relazioni costruite nelle edizioni precedenti e coinvolgere nuovi sostenitori.
E lo stesso vale per i volontari.
Ci sono persone che conoscono già l’evento e altre che arrivano per la prima volta. Qualcuno porta semplicemente il proprio tempo, qualcun altro una competenza specifica: informatica, marketing, comunicazione.
Perché in una macchina di questo tipo anche ciò che una persona sa fare può diventare una risorsa per tutti.

Volontari, aziende, organizzatori: la rete dietro l’evento
Dietro il Rugby Charity Match non c’è un unico organizzatore che fa tutto. C’è piuttosto una rete in cui responsabilità, competenze e risorse si distribuiscono tra soggetti diversi.

L’Unione Rugby Capitolina si occupa soprattutto della parte sportiva: convoca squadre e giocatori, organizza il torneo e coinvolge gli ex campioni. Contribuisce, inoltre, all’organizzazione della giornata e del Terzo Tempo.
AISM Roma lavora invece sul fundraising, sul coinvolgimento dei volontari, sui rapporti con aziende e sostenitori e sulla comunicazione.

Poi ci sono proprio le aziende. E anche qui il contributo può assumere forme molto differenti.
C’è chi sostiene economicamente l’iniziativa e chi mette a disposizione prodotti utili alla giornata o premi per la Riffa Solidale. Per farvi qualche esempio: acqua, bevande, prodotti per il benessere e altri oggetti offerti dalle aziende.
Il comunicato ufficiale racconta bene questa pluralità: accanto agli sponsor e ai sostenitori compaiono diverse realtà che hanno contribuito proprio attraverso la donazione dei premi destinati alla riffa.
Non è quindi solo una questione di raccolta economica. Ogni contributo alleggerisce una parte dell’organizzazione e permette alla rete di funzionare.

E poi ci sono i volontari.
AISM Roma può contare su una rete ampia, composta anche da molti giovani che lavorano e che, durante l’anno, scelgono di mettere a disposizione tempo, energie e competenze in numerosi eventi della Sezione.
Non si tratta quindi soltanto di garantire delle presenze, ma di valorizzare e coordinare disponibilità diverse all’interno di una rete che continua a muoversi durante tutto l’anno.
È tutto un lavoro di una rete proprio che devi controllare, che devi gestire
Di Giovanni.
Una rete fatta di persone che, con il proprio contributo, diventano parte concreta di ciò che AISM riesce a realizzare.
Ed è forse questo uno degli aspetti meno visibili della solidarietà: la volontà è fondamentale, ma perché un progetto funzioni servono anche continuità, coordinamento e organizzazione.
Perché proprio il rugby?
C’è qualcosa nella sua cultura che dialoga direttamente con il senso dell’iniziativa.
Durante la nostra conversazione, Francesca Di Giovanni parla di amicizia, rispetto e fiducia. Fiducia nei compagni, certo, ma anche nell’avversario, negli arbitri e nel pubblico.


«Quello che succede in campo diventa poi un messaggio universale per tutti»
racconta Di Giovanni
Forse è proprio per questo che uno dei momenti più rappresentativi della giornata arriva quando la competizione finisce.


Il Terzo Tempo, elemento profondamente legato alla cultura rugbistica, riunisce tutti. Dopo le partite, le squadre smettono di essere avversarie e tornano a condividere lo stesso spazio.
È difficile non vedere un parallelismo con ciò che accade dietro l’intero evento.
Le persone coinvolte hanno ruoli diversi, hanno storie e competenze diverse…
ma un obiettivo comune.
Questi eventi sportivi ci lasciano sempre questo senso dell’insieme.
Francesca Di Giovanni – Presidente sezione provinciale AISM Roma

In fondo, è la stessa logica di una squadra.
Dalla raccolta fondi alla libertà di muoversi
Il backstage organizzativo ha un obiettivo concreto.
La terza edizione del Rugby Charity Match ha permesso di raccogliere circa 10.000 euro a sostegno di AISM Roma. Al netto dei costi vivi, i fondi saranno destinati a potenziare le attività di mobilità attraverso una cooperativa specializzata dotata di mezzi attrezzati.
L’investimento contribuirà ad assicurare oltre 400 trasporti annuali.
Sostenere la mobilità significa potenziare la possibilità di uscire di casa, mantenere relazioni, accedere alle cure e continuare a partecipare alla vita della propria comunità.
Un mezzo attrezzato può permettere di raggiungere un centro clinico o un percorso riabilitativo quando non si dispone di qualcuno che possa accompagnare. In alcuni casi, l’impossibilità di muoversi può significare persino rinunciare a una cura.
Ma la vita, sottolinea la Presidente, non è fatta soltanto di visite e riabilitazione.
«Il progetto di vita di una persona comprende tutto questo»: significa poter andare a teatro, al cinema, visitare una mostra, partecipare a un’attività di benessere o semplicemente avere occasioni di socialità.
È qui che il significato della raccolta diventa più chiaro.

Il giorno dell’evento
Il 19 settembre il lavoro costruito nei mesi precedenti è diventato finalmente visibile.
Le squadre sono scese in campo, il pubblico ha partecipato alla giornata e, terminate le partite, il torneo ha lasciato spazio alle premiazioni, al Terzo Tempo e alla Riffa Solidale.
Ma forse l’immagine che racconta meglio il senso di tutto il progetto arriva dopo.
Volontari stanchi, stand da smontare, materiali da sistemare. Ma anche sorrisi e persone che, nonostante la fatica, non hanno fretta di andare via.
«C’è questa gioia, voglia di non lasciarci», ci ha raccontato la Presidente.

È una scena piccola, quasi lontana dal momento ufficiale del torneo.
Eppure racconta bene ciò che succede quando un evento riesce a diventare qualcosa di più della somma delle sue attività.
Il Rugby Charity Match si concentra in un pomeriggio.
La rete che lo rende possibile comincia a lavorare mesi prima. E ciò che costruisce può continuare molto dopo il fischio finale.
FAQ
1. Come si diventa volontario AISM?
Per diventare volontario AISM è possibile contattare direttamente la Sezione territoriale di riferimento o compilare il form dedicato al volontariato. I volontari possono contribuire alle attività di sensibilizzazione e raccolta fondi, al supporto organizzativo e ai servizi rivolti alle persone con sclerosi multipla.
Scopri come diventare volontario AISM.
2. Chi organizza il Rugby Charity Match?
L’iniziativa è promossa e organizzata da Unione Rugby Capitolina e Capitolina ODV, a beneficio di AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, Sezione di Roma. AISM Roma collabora alla raccolta fondi, alla comunicazione e al coinvolgimento di volontari e aziende.
3. A cosa saranno destinati i fondi raccolti?
I fondi della terza edizione, al netto dei costi vivi, rafforzeranno il servizio di mobilità attraverso una cooperativa dotata di mezzi attrezzati. Secondo il materiale ufficiale, l’investimento contribuirà ad assicurare oltre 400 trasporti annuali.
4. Come si può sostenere AISM durante l’evento?
Durante la manifestazione è possibile sostenere AISM Roma anche attraverso la Riffa Solidale, con premi messi a disposizione dalle aziende che partecipano all’iniziativa.
5. Come può un’azienda sostenere AISM?
Le aziende possono affiancare AISM attraverso partnership e progetti costruiti in base agli obiettivi e alle modalità di collaborazione condivise, sostenendo ad esempio la ricerca scientifica, i servizi sul territorio e iniziative dedicate all’inclusione e ai diritti delle persone con sclerosi multipla.
Scopri come sostenere AISM come azienda
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